Un caldo pomeriggio di fine aprile… Prima parte

Lo aspettava in ginocchio, solo con addosso il tanga e i tacchi che le aveva detto di mettere, le mani dietro la testa e lo sguardo basso. Questi erano stati i suoi ordini. Lui era lì, fuori dalla porta della stanza d’hotel. La porta si aprì, lei alzò la testa per una frazione di secondo con un gesto istintivo. «Lo sguardo, abbassalo».

Cercò di capire dal tono della voce la gravità della sua disobbedienza e se si sarebbe dovuta aspettare una punizione.

Era la prima sessione, lui le aveva detto che sarebbe stato comprensivo.

La stava addestrando, doveva imparare.

Era cominciato tutto con un messaggio su un social, una richiesta di amicizia.

Lui aveva capito subito la sua inclinazione e aveva deciso che sarebbe diventata sua.

La sua schiava, il suo oggetto.

Lei aveva cercato di resistere all’inizio.

«Io non sono così. Io non voglio questo. Io voglio una storia come tutte le altre».

E poi aveva capitolato.

Nessuna storia è come le altre.

Aveva bisogno di esplorare questo suo lato oscuro, che la terrorizzava perché sapeva che la caratterizzava fortemente, a dispetto della sua immagine esteriore di donna forte, dinamica e volitiva.

Era la sua occasione e non aveva nessuna intenzione di sprecarla.

Quindi eccola lì, in ginocchio, in balia del suo padrone, che per un pomeriggio intero avrebbe fatto di lei tutto ciò che avesse voluto.

La raggiunse, le si pose davanti, le alzò la testa e, senza dirle una parola, si abbassò la cerniera dei pantaloni e le mise in bocca il suo membro, già in erezione.

Poi si chinò, le spostò il tanga e le sue dita si insinuarono dentro di lei. Voleva capire quanto fosse eccitata.

«Bene, molto bene» aveva commentato.

Quando lei cominciava a rilassarsi, visto che si trovava su un terreno a lei conosciuto e decisamente molto piacevole, lui le chiese, sempre in tono asciutto:

«Soffri di claustrofobia?»

«Sì, padrone».

«Il buio?»

«Non mi fa paura, padrone» rispose mentendo.

La prese per mano e, facendola rimanere in ginocchio, la portò in bagno.

Le fece appoggiare la testa contro la fredda parete di cristallo del box doccia e le disse di non muoversi. Poi spense la luce e chiuse la porta, lasciandola lì.

Lei lo sentiva nella stanza accanto armeggiare con gli attrezzi del mestiere che tirava fuori a uno a uno dallo zaino.

I suoi sensi erano amplificati.

Il freddo del cristallo la stava pervadendo, tremava ma non sapeva se per il freddo, la paura o l’eccitazione.

Si scrocchiò le dita, come sua abitudine, e il suono rimbombò per tutto il bagno, come una lontana deflagrazione.

«Stai ferma» disse lui dalla stanza.

Lei rabbrividì.

Si aprì la porta, lui si avvicinò, le fece una rapida carezza su tutta la schiena poi le fece scivolare attorno al collo un collare, rosso, di cuoio.

Lei cercò di opporre resistenza. Il collare aveva detto no.

«Stai buona, devi imparare» disse stringendoglielo intorno al collo.

Poi attaccò un guinzaglio, la fece alzare e la condusse nella stanza.

Si era cambiato. Pantaloni di seta nera e t-shirt nera. Cercò di sbirciare la scrivania per capire cosa la attendesse, fece appena in tempo a scorgere oggetti disparati in sacchettini di raso rosso, quando lui se ne accorse.

«Slave 3, lo sguardo».

La fece inginocchiare davanti alla finestra, le staccò il guinzaglio dal collare e andò verso la scrivania.

«Apri la bocca».

Le si avvicinò con in mano una pallina.

«Non voglio».

«Obbedisci».

Lei aprì la bocca per permettergli di infilarle la pallina ma il suo istinto ebbe la meglio.

Si sentì soffocare, le si chiuse la gola e le vennero persino i conati di vomito.

«Non voglio, non ce la faccio».

«Stai tranquilla, imparerai. Senti come sei tesa, sei tutta sudata» disse il padrone accarezzandola «vieni qui, siediti accanto a me».

Sul divano c’era un sacchettino di seta, bianco.

Il padrone lo aprì ed estrasse un vibratore color Tiffany.

«Adesso ti faccio rilassare io, vedrai come ti sciogli».

Le aprì le cosce e azionò il giocattolo.

Si fece succhiare le dita e gliele infilò nella vagina per inumidirla, poi inserì il vibratore con forza.

Lei cominciò a rilassarsi e decise di fidarsi e affidarsi al suo padrone.

Sapeva che non le avrebbe fatto nulla che lei non volesse.

Voleva sondare i suoi limiti, capire fino a dove poteva e voleva spingersi.

Arrivò presto all’orgasmo, il primo dei molti che avrebbe raggiunto in quel caldo pomeriggio di fine aprile.

«Ora sdraiati sul letto».

Lei obbedì, docile e finalmente a suo agio.

Il padrone si avvicinò, le divaricò le cosce e cominciò a toccarla, penetrandola con vigore con le dita, due, tre, sempre più velocemente.

Slave 3 venne catapultata in una dimensione al di fuori del tempo e dello spazio, come se fosse in una bolla dove tutti i suoi sensi erano amplificati e dove, forse per la prima volta nella sua vita, la sua testa era svuotata dai mille pensieri che sempre si agitavano in lei.

Un momento prima che lei raggiungesse il culmine del piacere lui smise bruscamente di toccarla e si diresse verso la scrivania.

Aveva stampata sul viso un’espressione a metà tra l’adulto concentrato su un arduo compito  e il bimbo che prova il suo nuovo giocattolo.

E il nuovo giocattolo, oggi, era lei. Questa consapevolezza la faceva impazzire di piacere.

«Mettitela» le disse porgendole una benda nera.

Ora si faceva sul serio.

… continua…

by LoveSecret

Pubblicato da Kitty

Sono una scrittrice e vivo con un gatto di nome Salem. Adoro il buon vino, le scarpe coi tacchi e il cioccolato, ma soprattutto il sesso, che vivo con fantasia e ironia, senza inibizioni e senza pregiudizi. Bisogna coltivare le proprie fantasie e cercare di realizzarle… così da farne nascere di nuove!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: