Sotto i riflettori…

La porta si spalancò, spinta dal peso dei loro corpi avvinghiati. Lui la stava baciando da un tempo che le pareva infinito, con una passione finora mai sperimentata con nessun altro uomo.

Mostrava come un’urgenza, un bisogno incontrollabile di averla il più presto possibile, che la eccitava come non mai.

“Vuole me, ha scelto me, tra tutte le donne del locale ha scelto me, e ora non vede l’ora di farmi sua!” continuava a ripetersi tra sé e sé, alternando momenti di lucidità a momenti di completa perdita del controllo.

Lui, nel frattempo, con la forza dei baci la spingeva sempre più all’interno della stanza.

Con la coda dell’occhio, in uno dei momenti di lucidità, le parve di scorgere uno strano atteggiamento da parte dell’uomo che, pur mostrando una forte passione, sembrava guardarsi intorno con fare circospetto.

Fece appena in tempo a registrare questo particolare, quando Umberto, così si chiamava quel magnifico esemplare di maschio, si staccò da lei e cominciò a osservarla.

Lei ne approfittò per guardarsi intorno, si trovava al centro della stanza: erano in salotto, la luce era soffusa, grazie alle appliques di vetro satinato bianco sulle pareti, ricoperte di una carta da parati che, stranamente, non risultava antiquata né fuori moda.

L’elemento che la colpì fu la chaise-long proprio accanto a lei, in una posizione che sembrava stonasse con l’armonia del resto della stanza. Era di design, di pelle nera, e Ilaria si ritrovò a pensare come sarebbe stato giacere su quella pelle, nuda, mentre lui la scopava.

Si trovava esattamente davanti a una porta scorrevole di legno chiaro, socchiusa.

Al di là, una stanza buia.

Umberto, intanto, aveva acceso la musica, era partita una canzone che lei non conosceva ma che le parve subito molto sexy e coinvolgente.

“Ammettilo, Ilaria, in questo momento persino una marcia funebre ti farebbe bagnare come una cagnetta!” pensò subito, e dovette controllarsi per non ridacchiare: avrebbe rovinato il momento.

Lui si avvicinò di nuovo a lei e cominciò a spogliarla, molto lentamente.

Ilaria alzò le braccia per fare altrettanto, ma si sentì dire, con un tono quasi di rimprovero:

«Non ti muovere!»

Un brivido la percorse per tutta la schiena. Decise di obbedire, eccitata come non mai.

Non perdeva di vista Umberto, che con movimenti lenti e meticolosi la stava spogliando. A uno a uno i suoi indumenti caddero a terra, lei rimase con indosso solo il tanga rosso di pizzo.

Studiando l’atteggiamento dell’uomo, notò che spesso portava lo sguardo verso la porta socchiusa, come se avesse paura che qualcuno potesse entrare da lì e sorprenderli.

Le aveva detto che era libero e che, soprattutto, viveva da solo, quindi chi avrebbe mai potuto entrare da quella porta?

Riprese a baciarla con un ardore che le fece subito dimenticare tutte quelle domande, come una folata di vento autunnale che alza tutte le foglie cadute dagli alberi.

La spinse con forza sulla chaise-long e lei non riuscì ad apprezzare il contatto della sua pelle, distratta dall’erezione di Umberto, che premeva contro il suo inguine.

Voleva essere posseduta da quell’uomo, subito.

Lui si tolse velocemente la camicia, poi i jeans e rimase in boxer, un paio di boxer neri, attillati, che non facevano nulla per nascondere il suo membro gonfio.

Le sue mani cominciarono a esplorare il corpo della donna, che fremeva dal desiderio, tanto che le pareva di essere punta da migliaia di microscopici spilli, ovunque lui appoggiasse le sue dita.

Lui continuava a mantenere il contatto visivo con la porta di fronte a loro, ma ora colse l’espressione perplessa di Ilaria.

Aprì la bocca per chiedergli conto di questa stranezza, ma lui gliela riempì con il suo cazzo, enorme, turgido e duro. Lei prese a succhiarlo con foga, desiderava fare un pompino da molto tempo, quasi aveva paura di non ricordarsi nemmeno più come si facesse.

Di sicuro si ricordava quanto le piacesse, era eccitatissima, fradicia di piacere e quasi sul punto di esplodere in un orgasmo intensissimo.

E poi accadde.

Lui si staccò improvvisamente da lei, lasciandola lì, sulla poltrona di pelle nera, scioccata.

Umberto si voltò senza dirle una parola, si diresse verso la porta scorrevole e la spalancò con forza.

Ilaria non credeva ai suoi occhi: di fronte alla porta era posta una sedia di pelle bianca, con lo schienale alto. Sulla sedia c’era una donna, bellissima, con una massa di capelli rossi e ricci che le ricadevano sulle spalle e le coprivano parzialmente il seno.

Era completamente nuda, legata con corde nere e imbavagliata, indossava solo un paio di scarpe di vernice rossa, col tacco a spillo.

Ilaria rimase sconvolta dai suoi occhi: credeva di leggervi dentro paura, se non terrore, invece si accorse che emanavano un desiderio profondo e oscuro.

Lui le tolse il bavaglio e le cacciò in gola il suo cazzo. «Questo volevi, vero, Charlotte?» le disse col fiato corto per l’eccitazione.

Ilaria era paralizzata, non riusciva a muoversi, non sapeva che fare.

Sapeva solo che lei era stata una semplice, insignificante pedina sulla scacchiera dei due giocatori.

Lui nel frattempo raggiunse il culmine del piacere, estrasse il membro dalla bocca della sua donna giusto in tempo per inondarla del suo sperma, sulla faccia, sui capelli, sul petto. Sembrava non finisse mai.

Poi i due si baciarono avidamente, incuranti della presenza di Ilaria, che invece era sempre più imbarazzata.

La donna, a un certo punto, si staccò dalle labbra di Umberto e parve finalmente rendersi conto che la ragazza era ancora lì.

La guardò con alterigia e le disse: «Adesso te ne puoi andare!»

Ilaria raccolse in fretta i suoi vestiti e scappò di corsa da quella casa, sicura che non ci avrebbe mai più messo piede.

by lovesecret

Pubblicato da Kitty

Sono una scrittrice e vivo con un gatto di nome Salem. Adoro il buon vino, le scarpe coi tacchi e il cioccolato, ma soprattutto il sesso, che vivo con fantasia e ironia, senza inibizioni e senza pregiudizi. Bisogna coltivare le proprie fantasie e cercare di realizzarle… così da farne nascere di nuove!

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