Dominazione/Sottomissione

Cosa fa più paura in tutto questo? Nella parola “sottomissione” è intrinseca la parte che riguarda la perdita di volontà… Argomento che destabilizza e spaventa molti. Per conoscere e riconoscere dentro se stessi questa attitudine o desiderio, bisogna scavare un po’ e fare qualche tentativo, anche casuale, dettato dall’occasione. Arriva poi la parte più complessa, prenderne coscienza e ammetterlo a se stessi, qui di solito si inizia a vacillare…

Ma come è possibile che io sia così? Sono troppo forte per farmi sottomettere, eppure quel pensiero non lascia spazio ad altro e le paure aumentano. Lasciare che sia qualcun’altro a controllare il nostro corpo, la nostra mente… il terrore si fa largo e spesso si abbandona tutto. Realmente è così drammatico perdere la volontà? Se invece fosse la strada per acquisirne? Accettare la momentanea impotenza per lasciare la mente libera di vagare e rilassarsi, senza pensare a nulla, smettendo di trattenersi e… boom… esplodere nell’infinito della libertà e della sorpresa. Perdersi nel controllo dell’altro….

La paura di perdere il controllo diventa arrendevole sottomissione. Il bisogno di controllo prende il posto della paura di essere autorevoli e decisi. Cosi, chi domina e chi si fa sottomettere si riconosce e si sceglie tra mille anime. Il corpo diventa teatro di rituali semplici o più complessi, di manovre abili, sensuali o dittatoriali, dentro le quali il sottomesso non ha la possibilità di scelta, se non quella di donarsi, abbandonarsi all’altro e alle sue regole.

La coppia dominante/sottomesso si spinge in un mondo dove poter esplorare profondamente se stessi: la mente, le paure, il corpo. Fino a fermarsi, di comune accordo, prima del baratro. Il punto di non ritorno, per andare a fargli visita ancora e ancora…

Corde e simbolismo, manette e possesso, lattice e trasgressione. Bende e bavagli che mutilano un senso per amplificarne un altro, in una giostra sensoriale dove, l’immaginario erotico si carica di intreccio con la realtà. Questi sentieri non ordinari di affettività e sessualità danno vita a un gioco di scacchi con il dolore e il piacere. A volte, si mescola anche con le emozioni, e gli atteggiamenti delle coppie nella vita ordinaria. Chi si avvicina a queste pratiche alternative del piacere attua una separazione momentanea dei ruoli della vita reale, assecondando gli stati d’animo del partner. Infatti non è detto che si voglia sempre dominare o essere sempre sottomessi, si può provare desiderio per entrambe le situazioni. Il tutto con un obiettivo comune: superare i propri limiti mentali, le proprie paure, abbandonandosi al piacere.

L’istinto di dominio e sottomissione è naturale, insito nella nostra biologia e fa parte di un bagaglio evolutivo, che garantisce l’adattamento della specie per il modo di aprire la mente a nuove situazioni, e migliorare la prestazione “sotto stress”. Queste dinamiche sono presenti in gran parte delle relazioni che regolano la nostra vita (genitori, figli, ex compagni/e, nuove coppie). Quando le emozioni prodotte in quei rapporti vengono elaborate dall’inconscio e sessualizzate, creano una dimensione di gioco e di eccitazione, che va oltre il puro aspetto di dominazione/sottomissione e assume risvolti creativi. Per vivere questi “giochi”, e praticarli in modo positivo, entrambi i partner devono essere persone realmente mature, consapevoli di sé e responsabili. Meglio se l’approccio alle pratiche avviene in modo del tutto naturale e spontaneo, ma a volte un pizzico di temerarietà non guasta. Per quanto tutto questo possa apparire insano o sregolato, in realtà risponde perfettamente alle esigenze fisiche e psicologiche di chi le attua, per scoprire la bellezza del proprio essere!

La conoscenza umana e profonda che ne deriva amplia i propri orizzonti in termini di consapevolezza, libertà di azione e di pensiero. La possibilità di utilizzare questi meccanismi universali e di giocarli in un ambiente protetto, con una persona di cui ci fidiamo profondamente, apre la mente, permettendo di approfondire la conoscenza di sé e dell’altro, con la pace dei sensi, senza sentirsi mai giudicati o disprezzati. Rappresenta un arricchimento sia individuale che della coppia poiché crea un rapporto molto intimo. Le coppie coinvolte sviluppano intesa, fiducia, intimità e dialogo, necessari a rendere tutto soddisfacente e godurioso per entrambi i partner. Attuare un gioco erotico in cui ci siano esplicite dinamiche di dominio/sottomissione significa prendere sul serio la tipica frase che prima o poi si dicono tutti gli innamorati: “fammi tutto quello che vuoi”…

Dimenticate l’idea che sia solo il dominatore che comanda, applicando in modo crudele la legge del più forte. Dominare significa guidare il gioco, avere autocontrollo, non farsi prendere la mano dalla sindrome “divina del potere”, prendersi la responsabilità di scegliere che tipo di sensazioni far provare al partner e rispettarlo in modo totale. Sottomettersi vuol dire affidarsi al partner, abbandonarsi alle sensazioni, svuotare la mente e prendere il volo verso la libertà, avere assoluta fiducia nell’altro. Questi giochi oltre che eccitanti, possono risultare anche molto rilassanti, perché permettono di sganciarsi dai ruoli e contesti quotidiani, la parte repressa di noi può così esprimersi.

ciò che rende perfetto il tutto è che avvenga in modo naturale per entrambi, facendo sì che l’energia che nasce dalle emozioni e fantasie, possa incanalarsi dando vita ad un magico gioco di squadra, in cui i componenti di tanto in tanto si scambiano i ruoli.

testo scritto con il contributo di un articolo/intervista in merito a questo tema del

Dr. Alberto Caputo
  • Psichiatra
  • Psicoterapeuta
  • Sessuologo Clinico FISS
  • Perfezionato in Psicologia Forense
  • Consulente Tecnico Tribunale di Milano n° 12197

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