Un caldo pomeriggio di fine aprile Terza parte

Il padrone si mise accanto a lei, la accarezzò.

«Apri la bocca, da brava».

Lei obbedì, non poteva fare altro.

In bocca entrò qualcosa di ruvido, asciutto, qualcosa di stoffa.

La sua gola si ribellò ancora, ma stavolta lui non cedette.

«Bagnalo, Slave 3».

Lei non sapeva cosa lui le avesse infilato in bocca, quasi in gola, e stavolta non riuscì a opporsi.

O forse non voleva.

Le mani del padrone percorsero tutto il suo corpo, le strizzò forte i capezzoli facendola urlare dal dolore misto al piacere.

Poi le sue dita si insinuarono ancora nella sua vagina gonfia e fradicia di desiderio, concedendole di arrivare al piacere estremo.

Le tolse l’oggetto misterioso dalla bocca solo per fare posto al suo pene, glielo spinse fino in gola, era diventato durissimo.

La prese in modo violento per i capelli e le diede il ritmo per muoversi sul suo membro, veloce, veloce, veloce, senza tregua.

La staccò da lì, e si alzò.

Passi che si allontanavano dal letto.

Passi che si avvicinavano al letto.

Un vibratore che si azionava. Voleva penetrarla ancora. Voleva possederla in tutti i modi possibili.

Quando la penetrò, lei lo riconobbe, era il suo vibratore, quello che lui le aveva requisito quando si erano visti per la prima volta. Le aveva chiesto di portarlo, e poi le aveva rubato vibratore e perizoma.

«Questi adesso li tengo io, almeno fino alla nostra prima sessione» le aveva detto, lasciandola di stucco, soprattutto per il furto del vibratore. Di perizoma ne aveva un’infinità.

Ora era tornato e stava svolgendo alla perfezione il suo compito, come sempre aveva fatto nella sua pluriennale carriera.

Ecco l’ennesimo orgasmo.

«Che ne dici di fare una pausa, ora? Sei stata bravissima, te la meriti» le disse lui.

Le tolse prima la benda, doveva vedere cosa aveva tenuto in bocca.

Era un tanga nero.

«Adesso te lo metti, dopo ti spiego perché è prezioso per me» le spiegò mentre la liberava da corde e fascette.

Lei era frastornata, come se fosse stata investita da un fiume in piena di sensazioni ed emozioni fortissime.

Non si era quasi accorta che lui le avesse morsicato le cosce mentre la masturbava, ora notò con gioia i segni rossi, che presto sarebbero diventati lividi.

Si sdraiò accanto a lei e l’abbracciò teneramente.

Lei si arrischiò a dire:

«Sai, pensavo che questa parte di tenerezza non fosse compresa nel pacchetto, non osavo chiedertelo».

«Invece per te è importante, vero? Certo che è compresa. Un rapporto come il nostro è poliedrico, è giusto che sia così».

Cominciò a raccontarle del tanga, prezioso per lui perché lo indossano tutte le sue schiave alla prima sessione, alla prima sottomissione.

Le impresse un rapido bacio sui capelli, poi le chiese:

«Allora, è come ti aspettavi?»

Lei scoppiò a ridere.

«Una cosa del genere non te la puoi immaginare, neanche lontanamente. E io sono dotata di una grande immaginazione, fidati. Ė fantastico, semplicemente e assurdamente fantastico».

Cominciarono a chiacchierare scambiandosi coccole e tenerezze, ma a un certo punto il padrone decise che era ora di riprendere la sessione.

By lovesecret

Pubblicato da Kitty

Sono una scrittrice e vivo con un gatto di nome Salem. Adoro il buon vino, le scarpe coi tacchi e il cioccolato, ma soprattutto il sesso, che vivo con fantasia e ironia, senza inibizioni e senza pregiudizi. Bisogna coltivare le proprie fantasie e cercare di realizzarle… così da farne nascere di nuove!

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