La monaca, pizzi peccaminosi

Napoli, inizi 1600 monastero di Santa Chiara.

Eccoci qui cara la mia Clarissa, ti scrivo questa lettera dopo averti vista al mercato con il cesto dei pizzi, ne avevi alcuni così belli e particolari che mi hanno davvero colpito. Li hai cuciti tu?Per il prossimo mercato del sabato me ne puoi fare uno nero a fascia di circa 10cm con due nastri di raso ai lati, si può? Te ne sarei davvero grato, pagherò bene.

Ferdinando preparò delle monete e le mise in un sacchettino di juta, inserendo all’interno anche un bigliettino, “Questo è il mio regalo per te”.

La Badessa consegnò a Clarissa la missiva e si accertò che iniziasse subito i preparativi per il pizzo, il convento aveva sempre bisogno di fondi. Clarissa quindi, tra una preghiera e l’altra, cuciva minuziosamente. La sua stanza era nel lato sud, quindi aveva una buona luce fino a sera. Inoltre aveva una splendida vista sulla campagna e in lontananza si scorgeva anche il casolare di Ferdinando, che aveva un fondo e un piccolo allevamento di cavalli. Arrivò il sabato e Clarissa uscì nel chiostro del convento per la consueta vendita settimanale dei pizzi. L’altro compito era quello di invitare i fedeli, dopo la messa della domenica, a lasciare frutta o verdura per il convento. Finalmente arrivò Ferdinando con il suo scaltro visino e un ammaliante sorriso, scese da cavallo e si avvicinò a Clarissa che, un po’ imbarazzata, gli consegnò il pizzo. Ferdinando velocemente, sollevando la manica dell’abito monacale, legò il pizzo all’avambraccio di Clarissa e le consegnò il sacchettino con le monete, le disse soltanto che si sarebbero rivisti il sabato successivo e galoppò lontano. Clarissa rimase ancora per le ultime vendite, muovendosi cauta e assicurandosi di non mostrare il pizzo sul braccio.

Aprendo il sacchetto delle monete per contarle, trovò il biglietto e si apprestò ad infilarlo nella manica sotto al pizzo legato, così arrivata in stanza avrebbe potuto leggerlo indisturbata. Consegnò l’incasso alla Badessa attenta a non destare sospetti. Finalmente sola, lesse il biglietto, guardò quel pizzo legato al suo braccio e ci fantasticò su, immaginandosi con i polsi legati o usandolo sul volto come maschera. Percepì salire dentro di lei una strana curiosità a riguardo, ma era in un convento. Era finita lì solo per volere della famiglia, poiché non volevano disperdere la dote, in favore del fratello maschio. In tal modo lui avrebbe potuto ottenere una posizione di maggior interesse da parte di nobildonne. Comunque pur senza fede o devozione le regole erano regole, e la Badessa aveva intenzione di farle rispettare. La settimana sembrava essere infinita, ma fortunatamente con il passatempo dei pizzi Clarissa riusciva a divertirsi. Creò cosi di nascosto un pizzo nero a mascherina, era molto giovane e aveva un fisico asciutto ma tonico, provò ad imbastire anche una veste con scampoli di raso e pizzo ma non avendo molto materiale a disposizione, la mise in un angolo nascosto dell’armadio per una prossima finitura. Ferdinando aveva preparato un altro biglietto: “Cara, spero il mio pensiero ti sia piaciuto, vorrei poterti vedere, se riuscissi a uscire con la scusa di recarti a casa, fammi avvisare dalla Badessa per il trasporto, ti accompagnerò con una delle mie carrozze.” Il sabato pomeriggio il chiostro era aperto al pubblico laico e verso sera arrivò Ferdinando. Portava farina e verdura in beneficenza, lasciò anche una stoffa per Clarissa e il sacchettino delle monete con il biglietto. I due, mentre Ferdinando porgeva la stoffa, si sfiorarono e con uno sguardo intenso e profondo si salutarono.

Clarissa si affrettò a controllare il sacchetto in juta e tolse subito il biglietto, che nascose rapidamente. L’indomani andò a colloquio con la badessa e chiese di poter tornare dalla famiglia, accompagnata dalla carrozza dei mezzadri a sud. La Badessa acconsentì allo spostamento della giovane, purché fosse soltanto per la giornata di giovedì. Con la stoffa consegnata, riuscì a finire la veste che aveva messo da parte. Quando si vestì per uscire dal convento se la infilò sotto la tunica, insieme al nastro di pizzo che legò al braccio. Ferdinando arrivò puntuale e partirono verso la casa di Clarissa, lungo il tragitto però fermò la carrozza in una radura, così finalmente i due riuscirono a stare soli. Subito Clarissa levò le vesti monacali per non destare sospetti nel caso qualcuno si avvicinasse alla carrozza e Ferdinando si sedette di fronte a lei. Protetti da quell’involucro, lui ammirava il colore perfetto della pelle di Clarissa, color perla, non uscendo quasi mai non poteva colorarsi. Aveva utilizzato anche un olio essenziale al limone dopo il bagno della sera. Si guardavano e sfioravano, avevano molto da raccontarsi quei due anche se si guardavano solamente, senza palare. Ferdinando notò la veste che indossava Clarissa, ricamata con minuzia di dettagli, e il pizzo al braccio che slacciò e utilizzò subito per legarle i polsi. Quel corpo così armonioso, bello e profumato faceva impazzire Ferdinando che abituato ad una vita di stalla e contadine sembrava toccare il cielo con un dito. La voleva, la desiderava… ma sapeva anche di dover far piano, per lei era la prima volta. Clarissa dal canto suo, ventenne, non aveva mai avuto occasioni, ma capiva che il desiderio di provare certi piaceri era più forte che rinunciarvi. Si sentiva infuocata e non sapeva bene come muoversi, per altro con i polsi legati… aveva ben poco da muoversi, ma accettò la sottomissione, e si lasciò baciare e leccare ovunque da quella bocca carnosa e affamata. La sua vagina pulsava e non aveva idea di cosa stesse succedendo, ma sapeva che non voleva smettere, Ferdinando le infilò le dita mentre con la lingua si divertiva a farla colare di piacere, era pronta, delicatamente si appoggiò piano con il suo membro forte e gonfio, Clarissa aprì le gambe più che poteva per fare spazio, non sentiva dolore, solo piacere e si rilassò lasciando che quel ragazzo così attraente si muovesse dentro di lei. Avrebbe voluto gemere o gridare di piacere ma si trattenne per non attirare l’attenzione di qualche passante. Ferdinando, poco prima di venire uscì dal grembo di Lei e le posò il suo membro pulsante al petto lasciandosi andare all’orgasmo.

Dopo qualche bacio si spostarono fuori dalla carrozza e si diressero a un ruscello non molto distante per rinfrescarsi.Giocarono e si schizzarono con l’acqua. Poco dopo, soddisfatti e sorridenti ripresero il viaggio verso la casa di Clarissa. Per un po’ la giovane si sedette con Ferdinando al posto di guida, così chiacchierarono, ma l’idillio non durò molto, la destinazione era in vista. Lei riprese posto all’interno della carrozza.

Dopo quella giornata in famiglia si doveva rientrare al convento, non c’era possibilità di fermarsi, era troppo rischioso, quindi veloci come il vento tornarono dalla Badessa con la promessa di rivedersi presto.

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