Caccia al tesoro

Valeria teneva quella scatola in grembo da oltre cinque minuti, senza trovare il coraggio di aprirla, anche se la tentazione era forte, fortissima.
Lui le aveva scritto qualche giorno prima: «Riceverai un pacco. Aprendolo, capirai quello che voglio da te».

Quando riceveva questi ordini si eccitava da morire, e più criptici erano, più la facevano eccitare. Lui lo sapeva, e si divertiva a stuzzicarla, giocando con lei come il gatto col topolino.

E ora il pacco era lì davanti a lei, sapeva che, una volta aperto, non sarebbe più stata in grado di fermarsi, ma avrebbe eseguito alla lettera tutto ciò che lui le avesse ordinato di fare. Respirò profondamente e cercò di capire se era più impaurita o eccitata. Nel frattempo, come per temporeggiare, soppesò bene il pacco. Non era particolarmente pesante, a Valeria sfuggì una risatina e commentò tra sé e sé: «Peccato, non ci sono di sicuro delle catene».
Era arrivato il momento di affrontare il mistero: Valeria lacerò la carta e, più in fretta possibile, come se avesse paura di tirarsi indietro, aprì la scatola di cartone rosa shocking.

La prima cosa che notò furono un paio di décolleté di vernice nera, con un altissimo tacco a spillo e con la suola rosso fuoco. Il respiro le si mozzò, non credeva di aver mai visto nulla di più sexy e intrigante. Quando il ritmo del suo respiro tornò alla normalità, si rese conto che nella scatola c’era anche altro. Sul fondo scorse qualcosa di bianco, traslucido. Era un impermeabile, abbastanza corto, con una semplice cintura in vita come chiusura. Poi un sacchettino di seta nera. Valeria aprì il nastrino e vide che conteneva un tanga di pizzo che lasciava ben poco all’immaginazione e un paio di autoreggenti nere, velate e impalpabili.

E per ultimo, una busta dello stesso colore della scatola. La aprì con mani tremanti, era il momento della verità. Lì avrebbe trovato le istruzioni, che non vedeva l’ora di mettere in atto.

Cominciò a leggere: «Presentati alla reception dell’Hotel Savoia Excelsior alle 21. Presenta alla reception la card che trovi nella busta e riceverai ulteriori istruzioni».
Valeria era eccitatissima. Le restavano poche ore per prepararsi a una nottata speciale, in uno degli hotel più belli di Trieste. Non sapeva cosa la attendesse, ma aveva intenzione di godersi appieno quelle ore di trasgressione, senza pensieri, senza ansie. Ma ora doveva prepararsi, avrebbe curato ogni minimo dettaglio, insomma, sarebbe stata bellissima.

Alle 21, puntuale come sempre, eccola lì, al bancone della reception, agitata come una quindicenne scappata di casa per una serata proibita. Era raggiante, le scarpe slanciavano la sua figura snella e rendevano il suo polpaccio estremamente sexy. Quando le aveva indossate si era sentita potente, aveva il mondo ai suoi piedi e poteva fare tutto ciò che desiderava: il potere di un magnifico paio di tacchi.
Aveva deciso di non esagerare col trucco, ma non aveva certo rinunciato al suo rossetto rosso laccato, lucidissimo: non vedeva l’ora che qualcuno glielo togliesse a furia di baci voraci.

Il concierge non riusciva a staccarle gli occhi di dosso mentre lei cercava il suo documento nella borsa. Nonostante l’agitazione e le mani che tremavano mentre cercava di estrarre la sua carta di identità, sentiva il suo sguardo fisso su di lei: e come dargli torto?

Espletate le formalità, Valeria ricevette una busta, sempre rosa shocking, che decise avrebbe aperto in ascensore, non voleva soddisfare la evidente curiosità dell’uomo di fronte a lei. Con la sua card ora poteva raggiungere la suite, all’ultimo piano.
Aveva tutto il tempo di leggere le ulteriori istruzioni. Si rese conto di essere sempre più eccitata.

«Benissimo. Ora entrerai nella suite e troverai dei bigliettini arrotolati. Su ogni nastro ci sarà un numero, saprai così con quale ordine eseguire i miei comandi. Devi fare molta attenzione, però: non potrai emettere alcun suono, neppure un gemito, pena la fine del gioco. E io avrei intenzione di giocare con te tutta la notte. Conto sulla tua obbedienza, non deludermi».

Un fremito di piacere la percorse da capo a piedi. Non era ancora entrata nella stanza, ma già sentiva l’eccitazione salire, sapeva di essere già fradicia di piacere. Quell’uomo sapeva suonare i tasti della sua fantasia per portarla a un piacere sempre più profondo e intenso.

Aprì la porta con estrema lentezza, come se avesse paura di guastare il momento tanto atteso. La suite era immersa nella penombra, c’erano solo candele sparse ovunque che mandavano tremuli bagliori. Un tavolino era subito lì, all’entrata, e sopra Valeria vide un cestino con alcuni foglietti arrotolati, come era scritto nella seconda lettera. C’era accanto al cestino un cestello del ghiaccio con una bottiglia di spumante, aperta, e due coppe già piene.

E poi lo vide. Lui era in fondo alla stanza, accomodato su una poltrona dagli alti braccioli. Indossava una camicia bianca e un paio di pantaloni scuri. Incontrò il suo sguardo e vi lesse un profondo desiderio, e una buona dose di divertimento. Lui la teneva in pugno, lo sapevano entrambi, e questa cosa li eccitava da impazzire.

Valeria si avvicinò al tavolino e cercò il biglietto con il numero uno, si rese conto, una volta trovato, che le sue mani tremavano così tanto da rendere faticoso lo sciogliere il nodo del nastro rosso che legava il biglietto.

La sua fatica venne finalmente premiata. «Ora togliti l’impermeabile e appendilo nell’armadio. non dovrai toglierti altro, per tutto il resto della serata». Questa istruzione era semplice da eseguire, anche se lei avrebbe preferito buttare l’impermeabile per terra e passare subito al biglietto numero due. Capì che era un suo modo per sospendere il piacere. Eseguì con calma gli ordini e, mentre si muoveva praticamente nuda per la stanza, per tornare al tavolino, sentì lo sguardo dell’uomo percorrere ogni centimetro della sua pelle.

Biglietto numero due: «Prendi le coppe di spumante e portale da me. Me ne offrirai una mentre tu berrai l’altra, tutta d’un fiato. Mi raccomando, lo sguardo basso. Non osare alzare gli occhi verso di me».
Come da istruzioni, si avviò verso di lui con le due coppe in mano, sperando di non farle cadere. Mentre avanzava percepì l’assordante silenzio che riempiva la stanza. Non c’era posto per alcun rumore.
Porse la coppa al suo uomo che le sfiorò appena le dita, procurandole quasi una scossa elettrica, tanto era eccitata. Bevve il suo spumante e si sentì subito più rilassata.

Tornò verso il tavolino, biglietto numero tre: «Apri il primo cassetto a destra del cassettone, troverai un dildo. Dovrai masturbarti di fronte a me, in piedi e in silenzio, assoluto silenzio. Attenzione, non dovrai arrivare all’orgasmo, ma dovrai fermarti un attimo prima, rimettere il dildo al suo posto e andare a prendere il nuovo biglietto. Ricordati di non alzare lo sguardo».
La situazione si faceva complicata, Valeria era così eccitata che temeva che anche solo la vista del dildo l’avrebbe fatta venire. Si chiese, rischiando di mettersi a ridacchiare, se fosse possibile per una donna, una volta tanto, fingere di non aver raggiunto l’orgasmo.

Non voleva interrompere quel gioco per nulla al mondo, quindi si armò di determinazione e andò a estrarre il sex toy dal cassetto. Era un dildo in vetro trasparente, bellissimo. Valeria lo prese, chiuse il cassetto e si posizionò davanti a lui. Divaricò le gambe, spostò il tanga e cominciò a masturbarsi, stando ben attenta a non farsi sfuggire il controllo della situazione. Il dildo entrò nella sua vagina senza alcuna difficoltà, era fradicia di desiderio. Nonostante la posizione scomoda, in equilibrio sui tacchi altissimi, l’eccitazione salì ancora di più. Riuscì a stento a non emettere alcun gemito, nonostante il piacere. Immaginava di avere il suo pene tra le mani e tra le cosce e fece appena in tempo ad accorgersi che era lì lì per venire. Si bloccò, a malincuore estrasse dalla sua vagina il sex toy, grondante dei suoi umori, lo ripose nel cassetto e, malferma sui tacchi, tornò verso il tavolino. Nel cestino c’erano ancora alcuni foglietti, Valeria si chiese quanto avrebbe dovuto aspettare per poter raggiungere l’orgasmo, ma non ebbe il coraggio di contarli. Le venne in mente una possibilità: conoscendolo, avrebbe potuto mettere anche più bigliettini rispetto alle istruzioni che aveva intenzione di impartirle, solo per disorientarla e lasciarla nel dubbio. Sapeva benissimo che i numeri la agitavano, e lui stanotte non la desiderava certo tranquilla.

Biglietto numero quattro: «Se sei arrivata fino a qui, sei stata proprio brava, ti meriti una ricompensa. Ora verrai davanti a me, ti inginocchierai tra le mie gambe, mi tirerai fuori il cazzo e me lo succhierai finché non deciderò di farti smettere. Continua a non alzare lo sguardo». Finalmente! Moriva dalla voglia di tenerlo in bocca e succhiarlo avidamente, immaginava che sarebbe stato gonfio per l’eccitazione, enorme e duro.

Valeria si avvicinò all’uomo, che sembrava non si fosse mai mosso, ed eseguì alla lettera anche queste istruzioni, con enorme piacere. Il suo membro non deluse le aspettative della donna, il gioco non aveva eccitato solo lei. Lo prese tutto in bocca, fino in gola, quasi volesse soffocare dal piacere. Lui rimase immobile per un tempo che a lei parve infinito. Sentiva il suo cazzo sempre più duro nella sua bocca, si stava godendo in pieno quel pompino quando si sentì prendere per i capelli per allontanare la sua bocca. Sperò che lui non si accorgesse della sua delusione, adorava fargli i pompini e avrebbe succhiato quel cazzo per ore. Si ricordò di tenere la sguardo basso, ma fece fatica quando cominciò a sentire le mani dell’uomo che la toccavano, con un’urgenza e una passione sempre più forte. Tenendola ancora per i capelli la fece alzare e si alzò anche lui.

La mise contro il muro, di spalle, le spostò il tanga, le mise una mano sulla bocca e la penetrò con forza, improvvisamente. Lei soffocò un urlo di sorpresa e piacere, finalmente la stava possedendo, con irruenza e foga, proprio come piaceva a lei.

Mentre la scopava con vigore le morsicava l’orecchio, le sue mani si insinuavano ovunque, le sue dita le stuzzicavano i capezzoli, turgidi per il godimento.

D’improvviso si interruppe, uscì da lei e la fece girare. Lei, memore delle istruzioni ricevute, anche se faceva sempre più fatica a mantenere la concentrazione e l’equilibrio su quelle bellissime ma altissime scarpe, tenne lo sguardo basso. Lui le mise una mano sotto al mento e le alzò il viso, in modo che lei potesse finalmente guardarlo negli occhi. La potenza del desiderio in quello sguardo la travolse come un’onda di piena, si sentì invincibile. Era lui che possedeva lei, o piuttosto il contrario?

Non riuscì a rimanere concentrata su quella domanda, lui cominciò a baciarla come se volesse divorarla, come se non avesse pensato ad altro tutta la sera.
La buttò sul letto, le scarpe volarono via, ormai avevano compiuto il loro dovere, lui ricominciò a scoparla con foga.

E quando lei ormai era sul punto di raggiungere l’orgasmo e sapeva che nulla avrebbe potuto fermarlo, lui avvicinò le labbra al suo orecchio e le disse le uniche parole di quella serata fantastica: «Sei il mio giocattolo, ora urla quanto vuoi».

LoveSecret

Pubblicato da Kitty

Sono una scrittrice e vivo con un gatto di nome Salem. Adoro il buon vino, le scarpe coi tacchi e il cioccolato, ma soprattutto il sesso, che vivo con fantasia e ironia, senza inibizioni e senza pregiudizi. Bisogna coltivare le proprie fantasie e cercare di realizzarle… così da farne nascere di nuove!

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