Negroni

Aveva un invito per un aperitivo, per la sera successiva. Non vedeva l’ora di farsi bella, scegliere le scarpe adatte al vestito, uscire, notare lo sguardo compiaciuto del suo uomo, che la teneva a braccetto e pareva volesse esibirla, come a dire: «Visto quanto è bella, quanto è sexy? Beh, è bella e sexy, ma solo io posso averla!»

Adorava quella sensazione, come lui si rendesse conto degli sguardi degli altri uomini e ne fosse compiaciuto, perché sapeva che lei era sua… almeno quella sera.

Rachele riconobbe i segnali… aveva voglia di trasgressione, di fare qualcosa di proibito agli occhi dei più, che avrebbe scandalizzato qualcuno ed eccitato da morire qualcun altro, oltre a lei.

Quando quella voglia la prendeva, e questo capitava molto spesso, a dire il vero, niente e nessuno avrebbe potuto fermarla.

Girava per casa come una trottola, decidendo cosa mettere e, soprattutto, come placare la sua voglia piccante. A un tratto si fermò davanti alla scatola rossa, dove teneva i suoi sex-toys, e le venne un’idea. Certo, lei e Andrea avevano raggiunto un buon livello di confidenza, e Rachele non era certo il tipo di donna che si vergognava ad ammettere che fare sesso le piacesse e che, soprattutto, la fantasia e la trasgressione migliorassero l’intesa di una coppia.

Quindi si decise. Sembrava una bambina che aveva trovato le scorte segrete di caramelle nascoste dalla mamma in qualche angolo: si mordicchiava il labbro e i suoi occhi tradivano le sue intenzioni birichine. Prese il cellulare, aprì la sua scatola rossa, scattò una foto e la mandò ad Andrea, con questa didascalia: “Io domani sera indosserò questo giochino, se vuoi scaricare l’app e giocare insieme a me…” Nella foto spiccava un sensuale oggetto rosa shocking che non lasciava dubbi su dove andasse inserito, né sul perché di quell’inserimento…

Dopo qualche minuto arrivò il messaggio di Andrea: “Questa sì che è una bella sorpresa… Tesoro mio, non finisci mai di stupirmi!”

Rachele ridacchiò tra sé e sé, soddisfatta della sua idea e della reazione di Andrea. Era sicura che, operativo com’era, avesse già scaricato l’app per azionare a distanza il vibratore.

Ora bisognava solo aspettare la sera successiva… Rachele ringraziò il fatto che l’aspettasse una giornata impegnativa al lavoro, che sarebbe così trascorsa in fretta e le avrebbe lasciato poco tempo per lasciarsi andare a fantasie su quanto la aspettasse.

L’abbigliamento per l’uscita era deciso: tubino blu, molto semplice, con un grande oblò sulla schiena, e i suoi sandali rossi lucidi, con quindici centimetri di tacco e un alto cinturino sulla caviglia. La disturbava un po’ il fatto che il rosso non si intonasse con il colore del vibratore, ma decise che non era molto importante, visto che, da dove doveva stare nessuno avrebbe notato la sua nuance in contrasto. Di sicuro era intonato il colore delle sue unghie, rosso fuoco, e del suo rossetto, sempre rosso e al sapore di cioccolato.

Quando Andrea le scrisse che era sotto casa sua lei estrasse il vibratore dal suo sacchetto e con un brivido di eccitazione lo inserì. Era così tanto che desiderava provare quell’esperienza, sperava proprio di aver trovato in Andrea un buon compagno di giochi.

Andrea la aspettava appoggiato alla macchina, era bellissimo: alto e atletico, indossava una camicia blu di lino con scollo alla coreana e dei jeans più chiari. Si tolse gli occhiali da sole e Rachele si sentì addosso uno sguardo eccitato e divertito insieme. Si prospettava una serata stuzzicante.

Si chinò a salutarla con un leggero bacio sulla guancia, vicinissimo alle labbra, poi le aprì lo sportello della macchina e, quando furono entrati, lui si girò verso di lei, le mise una mano sulla coscia, facendo alzare leggermente il vestito, poi prese in mano il cellulare e le disse con noncuranza, guardando il display e non lei:

«Sai, credo che stasera prenderò un Negroni. Ha pochi semplici ingredienti: 1/3 di Campari» e mentre pronunciava queste parole, Rachele sentì una scossa al basso ventre: Andrea aveva azionato per un attimo il vibratore « 1/3 di gin» altra scossa. Rachele appoggiò la schiena al sedile, eccitatissima «1/3 di vermouth» e arrivò la terza «una fetta d’arancia» quarta scossa, Rachele credeva di impazzire, non sapeva assolutamente come si preparasse il Negroni ma sperava ci volesse qualche altro ingrediente «e per finire tre cubetti di ghiaccio» ultima scossa. Rachele alzò gli occhi verso di lui, che ora la stava guardando e che notò la sua delusione «dai, mettiamone altri tre!» e fece partire per l’ultima volta il vibratore, con un movimento molto più intenso di prima.

Lo fermò appena prima che lei potesse raggiungere l’orgasmo, mise in tasca il cellulare, accese la macchina e, con fare professionale disse: «Mi sembra proprio che funzioni»

Rachele non riuscì a ribattere, era senza fiato per l’eccitazione, la sorpresa e la delusione del mancato orgasmo. Ma era nelle regole del gioco: lei gli aveva affidato il controllo del suo piacere e per quella sera sarebbe stata nelle sue mani. La cosa non le dispiaceva affatto, anzi. Dalle prove generali di qualche istante prima, oltretutto, le pareva che se la cavasse egregiamente il ragazzo. Quell’aria di noncuranza poi, quasi di indifferenza verso di lei, la faceva impazzire, innescava il suo bisogno di implorare attenzioni e il suo piacere quando sembrava non riceverne.

Le aspettative per la serata si alzavano sempre più.

Andrea aveva prenotato un tavolo per due sulla terrazza panoramica di un hotel in pieno centro storico: da lì si vedevano i tetti della città, c’era una luce dorata che rendeva tutto magico.

Si accomodarono al loro posto, ordinarono due Negroni e Andrea sistemò il cellulare accanto a lui.

Rachele disse sogghignando: «Non riuscirò più a bere un Negroni senza eccitarmi, credo»

Partì una scossa che la fece sobbalzare, non se l’aspettava proprio.

«Tu dici?» le chiese lui con nonchalance, ancora una volta.

Rachele controllò il tavolo vicino, per capire se si fossero accorti di qualcosa. Era occupato da due signore di una certa età che sorseggiavano vino bianco e si guardavano intorno, ma sembrava che non avessero notato nulla.

Andrea la stava guardando, aveva capito cosa stesse controllando e si sporse verso di lei per sussurrarle qualcosa all’orecchio. Lei fece altrettanto, si alzò leggermente dalla sua sedia e, quando furono molto vicini, partì un’intensa vibrazione e lui le disse: «L’idea che tu sia qui con me, bellissima e sexy da morire, e che io ti faccia godere in pubblico davanti a tutti mi fa impazzire di desiderio. Avrei voglia di metterti sul tavolo e scoparti per tutta la sera!»

Rachele rabbrividì e cercò di contenere gli squittii che avrebbe voluto emettere per quanto stava godendo. Avrebbe voluto avvinghiarsi a lui e lasciarsi andare del tutto. Era una situazione intrigante da morire, era così felice di essere riuscita a coinvolgere Andrea nella sua fantasia e pareva proprio che lui ci si trovasse a suo agio.

La vibrazione cessò, i due cercarono di darsi un contegno, soprattutto perché arrivò il cameriere con i loro cocktail. Rachele si nascose dietro al bicchiere e bevve il primo sorso del suo Negroni. Era ghiacciato e aspro, molto forte. Doveva mangiare qualcosa, la situazione era davvero pericolosa: lei brilla, con un uomo fantastico di fronte e un vibratore dentro di lei, che poteva partire da un momento all’altro? Sì, era proprio il caso di fare un po’ di strato, come diceva sempre la sua amica Anna.

Lei e Andrea cominciarono a chiacchierare del più e del meno, la conversazione era molto piacevole, avevano parecchi interessi in comune, e l’alcol scioglieva ancora di più la lingua.

Rachele quasi si era scordata del suo giochino, quando, mentre stava mangiando un’oliva, lui lo azionò, fortissimo. Lei fece un salto sulla sedia e per poco l’oliva non le andò di traverso. Cominciò a tossire e dovette bere un bel sorso di Negroni per calmare la tosse. Una volta che si fu ripresa, guardò con aria di disapprovazione il suo compagno di fronte a lei, che si stava divertendo da morire;

«Ma sei impazzito? Devi farmi godere da morire, non farmi morire e basta!»

Forse il suo tono era troppo alto, ma se ne accorse troppo tardi: aveva attirato l’attenzione delle due anziane vicine di tavolo.

Le si rivolsero con aria preoccupata, la stessa espressione con cui accorreva sua nonna quando lei, imbranata e impacciatissima, si era fatta male come al solito.

«Signorina va tutto bene? Vuole un po’ d’acqua? Vedo che non l’avete ordinata, ma noi l’abbiamo se vi occorre».

Andrea intervenne a rassicurare le quasi nonne adottive di Rachele: «Tranquille signore, è tutto a posto, anzi grazie per la vostra premura. La signorina qui è tanto bella quanto sbadata, e combina spesso dei guai» disse con tono paternalistico.

Rachele aumentò la dose di disapprovazione nel suo sguardo, finché Andrea si alzò, le prese il viso tra le mani e la baciò teneramente, sussurrandole poi all’orecchio: «Scusa tesoro, ma è stato più forte di me. Adoro la tua espressione quando sei imbarazzata. Sei stupenda».

Come poteva rimanere arrabbiata con lui, se le diceva certe cose? Sicura di averlo guardato con gli occhi a cuoricini, ripresero la loro conversazione. Rachele stavolta stava all’erta, prima di mangiare o bere qualsiasi cosa controllava che lui non armeggiasse col cellulare: già si immaginava il vibratore che si azionava nel momento sbagliato e Andrea che veniva innaffiato da mezzo bicchiere di Negroni, sputato da lei senza pietà. Di sicuro gli sarebbe stato bene, ma lei avrebbe perso qualche punto in charme e femminilità, assomigliando di più a panzuti avventori di un sordido pub irlandese.

Lui aveva intuito i suoi piani malvagi e la sua espressione era sempre più divertita.

Avevano quasi terminato il secondo cocktail, era scesa la sera e ora i tetti non si vedevano più, solo le luci delle case e delle strade. La terrazza cominciava a svuotarsi, i due si guardarono e si capirono, senza bisogno di parlarsi.

Il giochino di Rachele cominciò a emettere una vibrazione leggera, continua.

Lei si rilassò, si appoggiò allo schienale della sedia e chiuse gli occhi, decisa a godersi il momento e incurante di chi le stesse intorno. Aprì un attimo gli occhi e incontrò lo sguardo di Andrea, pieno di desiderio di lei, di desiderio di procurarle piacere. Si morse le labbra per non emettere suoni, strinse forte i bordi del tavolo con le mani e si preparò, fradicia per l’eccitazione, a lasciarsi andare al suo primo orgasmo in pubblico.

La vibrazione aumentò ancora, Rachele chiuse di nuovo gli occhi. E Andrea alzò di nuovo il livello di intensità. Stava per essere trasportata verso il culmine del piacere quando qualcosa la distrasse dal suo stato di trance. Le due anziane signore stavano avendo un animato scambio di battute.

«Controlla se è il tuo, non lo senti?»

«Ma se ti ho detto che l’ho dimenticato in macchina, come può essere il mio? Piuttosto, sei sicura che non sia il tuo, che non lo spegni mai?»

«Cosa credi, che sia stupida del tutto? Ho controllato, e l’ho pure spento per sicurezza!»

«Ma allora cosa sarà mai questo rumore fastidioso? Aspetta che controllo meglio» e dicendo così l’anziana donna si chinò a prendere la borsa, tirando una gomitata a Rachele che per lo spavento si riscosse e, soprattutto, si rese conto, insieme ad Andrea, che il rumore fastidioso la stava procurando la forte vibrazione sulla sedia in legno di Rachele, che aveva funzionato come un’ottima cassa di risonanza e aveva messo in allarme le loro vicine.

I due scoppiarono a ridere, Andrea spense in fretta il vibratore di Rachele e poi la guardò di sottecchi, cercando di fare finta di nulla.

Le due donne, una volta terminato il fastidioso rumore, si tranquillizzarono.

«Mamma mia, ho pensato che potesse essere il pace-maker di qualcuno che aveva smesso di funzionare, che paura… »

Andrea si alzò dal tavolo, salutò le vecchiette pettegole e, mentre uscivano, mise un braccio intorno alla vita di Rachele e le disse: «Sei una donna decisamente fuori dagli schemi, con te nulla va mai come dovrebbe andare. Ora ti porto a casa mia e ti faccio arrivare a tutti gli orgasmi che riuscirai ad avere stanotte. Sei fantastica» E poi, con un bacio appassionato, le levò il suo diritto di replica. Che poi, cosa avrebbe mai avuto da replicare?

Pubblicato da Kitty

Sono una scrittrice e vivo con un gatto di nome Salem. Adoro il buon vino, le scarpe coi tacchi e il cioccolato, ma soprattutto il sesso, che vivo con fantasia e ironia, senza inibizioni e senza pregiudizi. Bisogna coltivare le proprie fantasie e cercare di realizzarle… così da farne nascere di nuove!

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