Serate bollenti

La prospettiva di rimanere in città la settimana di ferragosto la riempiva di tristezza, mista all’ansia di dover trovare qualcosa da fare una volta finito di lavorare. Si era appena trasferita in quella nuova città e non conosceva ancora nessuno. In più era l’ultima arrivata sul posto di lavoro e le ferie se le sarebbe sognate, quest’estate…

Decise che avrebbe fatto scorte di alcolici, alla faccia della massima che non si beve mai da soli, e sfruttato l’abbonamento a Netflix. Per sentirsi meno in colpa tirò fuori dagli scatoloni ancora impilati in corridoio i suoi attrezzi da palestra e riattivò l’applicazione per fare ginnastica a casa. Al massimo della determinazione ginnica scaricò gli orari della piscina comunale: aveva tutte le intenzioni di sfruttare al massimo quella settimana di arresti domiciliari, senza cadere in depressione e senza ingrassare di dieci chili spalmata sul divano.

Lunedì, ore 18.

Appena entrata in casa buttò la borsa sul divano, tolse le scarpe e volò verso il frigo, dove la aspettava una bottiglia di prosecco frizzante, freddissimo. Aprì la bottiglia e un pacchetto di patatine, si versò un bel bicchiere di vino e uscì sul suo terrazzino, per iniziare la serata di relax.

Il balcone, che dava sul cortile interno del caseggiato, costituito da una decina di appartamenti, era abbastanza grande da poter ospitare un bel tavolo da quattro posti e una chaise-longue, su cui Rossella si stese subito. Diede una rapida occhiata al cortile: tutte le persiane erano chiuse, erano proprio tutti in vacanza. Non che cambiasse qualcosa per lei, che non aveva ancora avuto modo di conoscere nessuno del vicinato, e cominciava a nutrire forti dubbi sulla loro effettiva esistenza.

Stava sorseggiando il secondo bicchiere di vino quando, come per miracolo, si aprirono le persiane dell’appartamento proprio di fronte al suo. Si affacciò al balcone un uomo alto, bruno, con una camicia bianca e i pantaloni scuri, che si stava snodando la cravatta. Rossella si sentì un’intrusa, per aver colto l’uomo in quel gesto così intimo, personale, e si augurò che non la vedesse.

Lui rientrò subito in casa e lei si sentì più tranquilla. Subito dopo si rincuorò del fatto che non fosse l’unica a lavorare in quella città deserta. Chissà che lavoro faceva… cominciò a fantasticare finendo il suo bicchiere di vino. Passò il resto della serata in terrazza con il suo libro, sbirciando ogni tanto nella casa di fronte: le luci erano accese, ma nessuno mise più piede sul balcone, con somma delusione di Rossella, che sperava in un diversivo.

Martedì, ore 18.00.

L’afa quella sera era insopportabile, Rossella, appena rientrata a casa, si fece una lunga doccia, si avvolse nell’asciugamano, raccogliendo i lunghi capelli rossi in una coda, anche se ancora bagnati: l’idea di accendere il phon non era stata nemmeno contemplata, e decise di uscire in terrazza così, sicura che non ci sarebbe stato nessuno. E invece lui era lì, sul terrazzo di fronte, l’uomo misterioso della sera prima. Stavolta si accorse di lei, che rimase un attimo interdetta, senza sapere che fare: scappare dentro e ripresentarsi vestita sarebbe stato imbarazzante, meglio fingere una disinvoltura che non possedeva e stendersi sulla solita chaise-longue, almeno per un po’. Lui la guardò e a lei sembrò di cogliere un’espressione divertita, ma sicuramente si stava sbagliando.

Rossella prese in mano il suo libro e cercò di darsi un tono, leggendo… sempre la stessa riga! Sentiva lo sguardo dell’uomo fisso su di lei ma non aveva il coraggio di alzare gli occhi dal libro, forse anche per la paura di scoprire che, invece, lui era tornato in casa a farsi gli affari suoi. A un tratto prese coraggio, abbassò il libro e guardò in direzione del terrazzo di fronte. Lui era ancora lì, la stava davvero guardando e, appena si accorse di avere la sua attenzione, alzò il bicchiere di vino che aveva in mano, come per fare un brindisi con lei. Lei sorrise e batté educatamente in ritirata: il contatto con l’asciugamano umido le aveva fatto venire freddo, nonostante fosse agosto! O forse non erano solo brividi di freddo

Mercoledì, ore 18.30.

Rossella aveva un diavolo per capello mentre infilava la chiave nella toppa: era dovuta rimanere in ufficio più a lungo per risolvere una grana dell’ultimo minuto, quando aveva fantasticato tutto il giorno sull’uomo del mistero, o del terrazzo, non aveva ancora deciso come soprannominarlo.

Si era figurata scenari in stile “La finestra sul cortile”, meglio se senza gamba rotta o cadavere smembrato. Era più forte di lei, la sua immaginazione non si spegneva mai, continuava a tessere storie, sempre più improbabili e che, soprattutto, non si realizzavano mai. Nel suo cervello era tutto così semplice, in continuazione: i tasselli della narrazione si incastravano alla perfezione, da soli, senza alcun intervento, come se non potesse accadere altrimenti, e tutto andava per il verso giusto. Peccato che poi, a un certo punto, lei si dovesse scontrare con la cruda realtà, molto lontana dagli scenari immaginati dalla sua vivace testolina. Ogni volta, comunque, una vocina dentro di lei le ripeteva: «Magari stavolta è la volta buona!» Quindi, piena di aspettative, si tolse le scarpe, si mise un paio di calzoncini e una maglietta scollata, un look che dicesse “anche se sono in casa non rinuncio a essere sexy”, ripassò il rossetto rosso e, con in mano un bel bicchiere di vino pieno di ghiaccio, andò sul balcone.

Lui era là, come se l’aspettasse, anche lui con un bicchiere in mano, e appena la vide ripeté il gesto della sera precedente. Lei ricambiò, aggiungendo un bello sguardo malizioso. Aveva voglia di giocare, di provocare, incurante delle conseguenze. Il solo pensiero le fece mordicchiare il labbro e mentre lo faceva si accorse che lui aveva colto il suo gesto. Chissà che non avesse voglia di giocare anche lui? La risposta non tardò ad arrivare: lui la guardò, prese tra le dita un cubetto di ghiaccio e lo avvicinò alle labbra, succhiandolo in modo ammiccante. Rossella, stupendosi della sua spudoratezza, immerse le dita nel bicchiere di vino, estrasse anche lei un cubetto di ghiaccio, se lo passò sulle labbra e poi scese… prima sul collo, lentamente, continuando a fissarlo, poi sul decolleté, sempre più all’interno della scollatura.

I capezzoli diventarono turgidi, tanto da vedersi anche attraverso la maglietta. Lui senz’altro non li avrebbe notati dal suo balcone, ma di sicuro se li stava immaginando, a giudicare dalla sua espressione. Lei rimise il cubetto nel bicchiere, finì il suo vino e si alzò per rientrare in casa, pensando con soddisfazione alla delusione e alla sorpresa del suo affascinante dirimpettaio. Se voleva giocare con lei, avrebbe dovuto stare alle sue regole. Peccato che queste regole la costringessero a passare il resto della serata chiusa in casa e lontano dal balcone, ma aveva deciso di essere implacabile, e quindi, determinata, accese il condizionatore, Netflix e ringraziò il cielo di non aver lasciato la bottiglia di vino sul balcone.

Giovedì, ore 18.

La giornata lavorativa era volata, per Rossella, anche solo per la fatica di rimanere concentrata sul lavoro. Appena abbassava la guardia, il cervello la portava sul suo balcone, escogitando qualche giochetto da fare con lo sconosciuto, se anche quella sera si fosse presentato. Qualcosa le diceva che avrebbe fatto di tutto per non mancare a quello strano tipo di appuntamento. Scelse, alla fine, di non programmare nulla: avrebbe seguito il suo istinto, come la sera precedente, e avrebbe deciso sul momento se condurre lei il gioco o lasciar fare a lui. Era curiosa di vedere fino a dove avrebbero saputo e voluto spingersi. Pensò solo a come presentarsi sul balcone: intimo di pizzo nero e una camicia bianca da uomo sopra. Chi l’avrebbe mai detto, comunque, che avrebbe trovato un modo tanto stuzzicante di passare le serate?

Quando uscì sul balcone evitò di guardare verso il terrazzo di fronte, concentrandosi sul mantenere una camminata sexy nonostante le piastrelle scottassero per il gran caldo. Si stese con fare voluttuoso sulla chaise-longue, prese il libro e il bicchiere e finalmente alzò lo sguardo. Lui era lì che si godeva lo spettacolo, con la sua camicia bianca e i pantaloni scuri, scalzo. Rossella ripassò mentalmente tutto il percorso fino a quel punto, chiedendosi se avesse potuto dimostrare goffaggine in qualche momento, ma dal modo in cui lui la guardava capì che aveva attirato la sua attenzione, e nella maniera che interessava a lei. Il dirimpettaio misterioso appoggiò il bicchiere e, continuando a guardarla, si slacciò un paio di bottoni della camicia, poi si fermò, in attesa. Rossella colse al volo la proposta, appoggiò anche lei il bicchiere, si sporse al balcone e si slacciò due bottoni, lasciando che si intravedesse il balconcino di pizzo nero.

Lui le strizzò l’occhio, bevve un sorso di vino e si slacciò altri due bottoni, mettendo in mostra degli addominali di tutto rispetto, che fecero venire voglia a Rossella di spalmarci su generose cucchiaiate di Nutella. Cercò di darsi un contegno e di smettere di sbavare, poi rispose con altri due bottoni: ormai il balconcino era del tutto visibile. Si sporse ancora un po’, per offrirgli una visuale migliore, e lui le mandò un bacio. Lei ridacchiò, si sbottonò tutta la camicia e se la tolse, gettandola per terra. L’uomo la guardò con finta aria di rimprovero, non aveva rispettato le regole del gioco, ma poi si tolse la camicia anche lui. Lei si godette per un attimo le spalle larghe di quello splendido esemplare di genere maschile, poi si girò, attardandosi appena, tanto che lui potesse ammirare il suo fondoschiena con un ridottissimo perizoma, e si sdraiò di nuovo sulla chaise-longue, eccitatissima. Moriva dalla voglia di sentire quelle mani sulla sua pelle, e quelle labbra sulle sue.

Si passò quasi senza rendersi conto la mano sul seno, immaginando che fosse la sua. Lui continuava a guardarla, come a spronarla di continuare. Rossella, stuzzicata dalla sua espressione colma di desiderio, si infilò una mano nelle mutandine. L’uomo, fissandola con un sorriso beffardo, si sfregò le dita, pollice contro indice e medio, come se desiderasse che le dita in quelle mutandine fossero le sue. Rossella a un tratto si ricordò che le regole doveva stabilirle lei, quindi interruppe il gioco, seppur a malincuore, e rientrò in casa, non senza essersi prima chinata ben bene per raccogliere la camicia da terra.

Venerdì, ore 18.

Non le sembrava vero che fosse finita quella settimana, che aveva atteso con tanta ansia e che, invece, era stata davvero intrigante. Rossella era eccitata oltremisura per la serata, immaginava che sarebbero andati ben oltre i giochi di sguardi e i baci lanciati da un balcone all’altro. Si chiese se fosse il caso di chiedergli di salire da lei, o accettare un eventuale invito da parte sua. Nel dubbio, durante la pausa pranzo aveva fatto una scappata in centro per comprarsi un nuovo completino intimo. Era rosso borgogna, di pizzo, con il reggiseno a bustino e il perizoma, e si intonava perfettamente al suo incarnato, o almeno così le aveva assicurato la commessa del negozio. Si era addirittura fatta la doccia e cambiata in ufficio poco prima di uscire, per non perdere minuti preziosi una volta arrivata a casa. Aveva mille pensieri per la testa, quindi, quando aprì la porta di casa. Si fermò un attimo per riprendere a respirare con regolarità: non poteva scaraventarsi fuori dalla portafinestra come se non pensasse ad altro da tutto il giorno, anche se era esattamente così, ma doveva darsi un contegno.

Quindi si tolse le scarpe, si mise un filo di rossetto e aprì una nuova bottiglia di vino.

Con calma, poi, aprì le persiane per uscire sul balcone, col cuore che batteva all’impazzata.

Guardò subito in direzione del balcone dell’uomo del mistero e quel cuore, che fino a un istante prima ballava la macarena, sembrò fermarsi di colpo. Le persiane erano chiuse, non c’erano segni di vita, né un bicchiere, né un giornale abbandonato. Tutto era perfettamente in ordine, asettico. E lui non c’era. Poi lo vide. Un biglietto attaccato alla ringhiera, con un’enorme bocca rossa disegnata sopra. Che fosse per lei? Decise che fosse così, quindi fece di corsa il giro del caseggiato e attraversò il cortile, in missione. Le finestre di tutti i vicini continuavano a essere chiuse, non temeva quindi di venire sorpresa a ficcare il naso nei balconi degli altri. Meno male che erano a piano terra, almeno, si disse, sempre più delusa. Intanto la sua solita vocina interna continuava a ripeterle che lui sicuramente aveva avuto un contrattempo e quel bigliettino conteneva le scuse e magari un invito a cena.

Insomma, non era ancora arrivata alla ringhiera, che praticamente era già fidanzata ufficialmente.

Con mani tremanti staccò la busta, dove vide scritto: “Per la dirimpettaia più sexy che io abbia mai incontrato”. Rossella ridacchiò e lacerò la busta.

All’interno un foglietto ripiegato, scritto fittamente con una grafia ordinata e lineare, che la donna lesse tutto d’un fiato:

“È stato davvero intrigante giocare con te, sexy sconosciuta! Avrei voluto esplorare altri livelli, più profondi, del nostro gioco, ma a malincuore debbo abbandonare la partita. Mi trovavo qui ospite di un amico, perché avevo un impegno di lavoro in città e lui mi ha gentilmente offerto casa sua, ignorando le potenzialità del suo vicinato. Non so se tornerò, col tipo di lavoro che svolgo non posso fare progetti a lungo termine, ma mi piacerebbe molto rivederti. Ti lascio il mio numero di telefono, spero che non ti farai scrupoli a salvarlo nella tua rubrica e a utilizzarlo al meglio. Arrivederci, almeno spero”

Eh sì, era stata davvero una settimana intrigante, si disse Rossella col bigliettino in mano e la morte nel cuore.

LoveSecret

Pubblicato da Kitty

Sono una scrittrice e vivo con un gatto di nome Salem. Adoro il buon vino, le scarpe coi tacchi e il cioccolato, ma soprattutto il sesso, che vivo con fantasia e ironia, senza inibizioni e senza pregiudizi. Bisogna coltivare le proprie fantasie e cercare di realizzarle… così da farne nascere di nuove!

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