Io so che tu sai che io so

«Qual è la prima fantasia che ti viene in mente ora e che non hai mai realizzato, Matilde?» le chiese a bruciapelo Lorenzo mentre stavano facendo colazione al bar.

Lei rimase con la sua brioche a mezz’aria, sorpresa dalla domanda inaspettata. Non si scompose, ci voleva ben altro, ma si prese del tempo per pensarci.
Uscivano insieme da poco, doveva giocare bene le sue carte. Di fantasie ne aveva da vendere, figuriamoci, ma non voleva correre il rischio di sembrare troppo banale o, al contrario, troppo spudorata.

Sentiva lo sguardo dell’uomo puntato su di lei, in attesa di una risposta.
Posò la tazza con calma, perché aveva anche bevuto un sorso di cappuccio, e rispose: «Beh, la prima fantasia che mi viene in mente, così, su due piedi, è uscire con te e non indossare le mutandine, facendotelo ovviamente sapere in anticipo…»
La sua reazione non si fece attendere: «Cosa fai stasera?»

«Esco con te, senza mutandine, che domande» rispose pronta Matilde, ridacchiando. Finirono la loro colazione, ogni tanto lei alzava lo sguardo e scopriva Lorenzo che la fissava di sottecchi. Alla terza volta non resistette: «Che succede?»

Lui scoppiò a ridere e poi le confessò: «Continuo a pensare a quello che hai detto e, sinceramente, non so come farò a resistere fino a stasera!»
Anche Matilde si unì alla sua risata, mentre in cuor suo si congratulava con sé stessa: tra i milioni di fantasie tra cui avrebbe potuto scegliere, una volta tanto aveva azzeccato!

La giornata trascorse in fretta, ogni tanto Lorenzo le mandava qualche messaggio, la sua eccitazione per la serata si alzava sempre più, anche quella di Matilde non era da meno. Finalmente avrebbe realizzato una sua fantasia e, per giunta, con un uomo che le piaceva parecchio. L’ultimo messaggio che Matilde trovò uscita dalla doccia fu questo: «Quando passo a prenderti devo salire a casa tua, ho una sorpresa per te».
Adorava ricevere le sorprese, adesso però era curiosissima e elaborava le ipotesi più disparate. Arrivò pure a pensare, con terrore, a un anello di fidanzamento, poi si disse: «Stai tranquilla! Vero che lo conosci poco e potrebbe essere uno squilibrato come tanti con cui sei già uscita, ma di sicuro l’anello potrebbe pure dartelo al ristorante!»

Quindi si tranquillizzò e riprese i preparativi per la serata. Aveva scelto di indossare un vestitino nero con un corpetto di pizzo e una generosa scollatura sia davanti che dietro, completato da una gonnellina corta e leggera… Chissà che non ci fosse un colpo di brezza estiva! Si sbizzarrì poi con delle altissime scarpe di un giallo brillante, con la punta aperta, che mettevano in mostra le unghie laccate di rosso.

Lorenzo suonò il citofono proprio mentre Matilde si stava spruzzando il suo immancabile Hypnotique Poison. Gli aprì la porta e lui rimase lì, inebetito a fissarla, come se fosse la prima volta che la vedeva. Dopo qualche istante riuscì a pronunciare una frase, che parve costargli una fatica immensa: «Sei bellissima, Matilde!» e poi le consegnò un pacchettino.
«Vorrei che lo mettessi per me, questa sera. Non sono riuscito a pensare ad altro per tutto il giorno. Una piacevolissima tortura». Lei lo baciò, il rossetto lo avrebbe messo dopo, e prese il regalo. Lo aprì subito, curiosissima. Nel pacchettino c’era un altro sacchetto… a proposito di piacevolissima tortura. Dal sacchettino nero fuoriuscì un piccolo plug in acciaio, con l’impugnatura a forma di cuore, completato da un cristallo trasparente come decoro. Era bellissimo, non vedeva l’ora di utilizzarlo. Non aveva mai provato, ma era sempre pronta a nuove esperienze. Poi non era eccessivamente grosso e lei aveva un buonissimo olio per massaggi che avrebbe lubrificato a dovere la parte.

«Immagino che non ti secchi attendere qui qualche minuto. Vado in bagno a incipriarmi il naso» disse Matilde strizzando l’occhio.
Lorenzo non riuscì a rispondere, che lei era già volata in bagno.

Uscì dopo qualche minuto, con il rossetto rosso sulle labbra e un’espressione soddisfatta sul viso: non servì aggiungere nulla.
La serata partiva con i migliori auspici. Lorenzo aveva scelto un delizioso ristorante sul lago, poco affollato. Si sedettero al tavolo, ordinarono i piatti e, appena il cameriere si allontanò da loro lui le chiese: «Allora, ti piace? Che sensazione ti dà?»
Matilde gli prese la mano e rispose con calma, come per trovare le parole più adatte a esprimere le sensazioni che stava percependo.
«Lo trovo terribilmente eccitante, è come essere in una tensione sessuale costante. Mi intriga il fatto che tu mi abbia chiesto di farlo e io ti abbia obbedito, mi fa sentire tua, mi fa percepire il possesso e mi piace molto. Se poi penso di essere qui in pubblico senza i miei slip, tutte queste sensazioni si amplificano».

Lorenzo emise un profondo respiro: «Non sai quanto sono eccitato io, tesoro. Muoio dalla voglia di sparire sotto al tavolo e tuffarmi tra le tue cosce».
«E invece farai il bravo, ceneremo, poi chissà…» rispose Matilde, cercando di nascondere quanto piacere le avessero procurato quelle parole.
Lui si mostrò positivo: «Beh, meno male che abbiamo ordinato un piatto solo. Non azzardarti a chiedere cosa ci sia di dolce!»
Matilde scoppiò a ridere di gusto: a tutto pensava, quella sera, tranne che al dolce al carrello.

La serata proseguì in tranquillità, tra chiacchiere, buon cibo e ottimo vino. Matilde, quando si alzò dal tavolo, sentì la testa girare: il vino era bello fresco ed era andato giù come se nulla fosse, ma ora lo sentiva. Meglio, i pochi freni inibitori che aveva erano irrimediabilmente annegati nel Lugana.

Lorenzo capì al volo la situazione e le fece scivolare un braccio intorno alla vita mentre uscivano dal ristorante. Si trovavano proprio nel centro del paese, all’interno della cinta muraria medievale, da cui si godeva un panorama mozzafiato. Si incamminarono proprio verso il punto con la vista migliore, una piccola apertura fra due bastioni, che forniva due vantaggi: sembrava di avere tutto il lago ai tuoi piedi, ed era facile nascondersi agli occhi dei passanti.

Matilde aveva intuito le intenzioni di Lorenzo appena aveva scorto il luogo, non fece commenti e si godette la sua eccitazione che aumentava sempre più. La serata estiva era fresca e una brezza leggera le accarezzava la schiena e le muoveva la gonna, insinuandosi tra le sue cosce e procurandole brividi di piacere.

Quasi avesse letto nei suoi pensieri, Lorenzo fece scendere la mano con disinvoltura e le accarezzò le natiche. «Se penso a quel che c’è qui dentro…» le sussurrò all’orecchio, eccitatissimo. Quel sussurro, la vicinanza di quelle labbra al suo lobo le mozzarono il fiato. Non riuscì a trovare una delle sue sagaci risposte, una volta tanto. Quell’uomo la destabilizzava e la cosa le faceva paura.
Ma quella sera non c’era spazio per la paura. Aveva deciso di buttarsi e si sarebbe buttata. Si fermò, si voltò verso di lui e lo baciò con passione.

Se Lorenzo rimase sorpreso da quella reazione, non lo diede certo a vedere, anzi rispose con passione a quel bacio e ne approfittò per far appoggiare Matilde al parapetto della terrazza.

Erano soli, la stagione estiva non era ancora iniziata, difficilmente sarebbe passato qualcuno di lì. Anche se, pensò Matilde, stupita di sé stessa, l’idea che potessero essere colti sul fatto la eccitava ancora di più.

Lorenzo non riusciva a smettere di baciarla, ora le sue mani stavano cercando di infilarsi sotto la gonnellina. Le accarezzò il sedere e quando finalmente ebbe la prova della mancanza delle mutandine emise un profondo sospiro. La pelle di Matilde era appena increspata dalla brezza fresca della sera e dal desiderio di lui.
Le mani dell’uomo vagarono a lungo in zona, quasi che volesse ritardare il più possibile l’arrivo alla meta. Afferrò la maniglietta del plug e, mentre lui la muoveva delicatamente, Matilde gli morsicò le labbra in un istante di intenso piacere.

Lei comprese che lo avrebbe presto supplicato di portarla a nuove esperienze, voleva provare nuove e profonde sensazioni. Lorenzo lasciò il plug al suo posto e spostò le sue dita, affondando nella sua figa fradicia e bollente. Lei spalancò le cosce, era sicura di non perdere l’equilibrio nonostante i tacchi alti, per permettergli di entrare più facilmente.

Tolse le sue dita e se le ficcò in bocca, voleva assaggiarla.
«Sei fantastica, so che mi farai impazzire…» le disse guardandola intensamente.
Lei gli prese le dita, se le mise in bocca e le succhiò avidamente:
«Ne ho tutte le intenzioni, tesoro mio».
Ricominciarono a baciarsi, mentre lei armeggiava disperatamente con i suoi jeans per infilarci dentro le mani. Lui comprese la difficoltà della donna e intervenne, sbottonandosi i pantaloni e ridacchiando con le labbra contro le sue.

Matilde abbassò leggermente gli slip di Lorenzo, quanto bastava per far uscire il suo cazzo che sembrava non aspettasse altro che essere liberato, tanto era gonfio e duro. Si chinò bene, in modo che la gonna si sollevasse e che le sue natiche nude si appoggiassero alla ringhiera, e lo prese in bocca.

Lorenzo emise un profondo sospiro, percorse la sua schiena con le sue mani e le accarezzò il sedere, alzando ancora di più la gonna e ringraziando i suoi antenati per avergli trasmesso un’altezza di tutto rispetto con delle braccia abbastanza lunghe per arrivare a quello splendido culo, sodo e rotondo.

Poi le mise le mani in vita e le diede il ritmo per muoversi avanti e indietro con la bocca sul suo membro. I suoi pompini lo facevano impazzire, capiva che lei godeva immensamente nel succhiarlo e nel procurargli piacere. Doveva stare attento a non perdere il controllo, rischiava di venire subito, invece voleva divertirsi ancora un bel po’ con quella femmina spudorata e senza freni, fantastica.

Si allontanò da lei, la fece alzare, la baciò appassionatamente.
Le allargò le cosce spostando i piedi con un leggero tocco dei suoi, era come se lei non aspettasse altro. Lo desiderava intensamente, voleva sentirlo tutto dentro di lei. Lorenzo piegò leggermente le ginocchia e cominciò a scoparla. Era fradicia, sentiva i suoi umori colare sul suo cazzo, già umido per il suo succhiare. Sarebbe potuto andare avanti a scoparla per tutta la notte. Lei aveva stretto le sue braccia intorno al suo torace e aveva arrotolato una gamba sulla sua. Avrebbe tanto voluto fare una fotografia, era sensuale come non mai, sapeva comunque che i singoli fotogrammi di quella serata sarebbero rimasti impressi nella sua memoria.

Ogni sua spinta dentro di lei era accolta da un gemito sempre più forte, Lorenzo comprese che non era lontana dal raggiungere l’orgasmo, e decise che poteva lasciarsi andare, per raggiungerlo insieme.
Lei gli morse con forza il collo per evitare di urlare e si abbandonò al piacere estremo, e lui la accompagnò con un piacere altrettanto intenso.

Rimasero abbracciati per qualche minuto, non c’era bisogno di parole, anzi qualsiasi parola avrebbe sminuito quel momento che stavano vivendo.
Lorenzo le prese il viso tra le mani e la baciò con tenerezza.

Proprio in quel momento passarono due anziani, a braccetto.
Matilde incrociò i loro sguardi e vi lesse nostalgia dei tempi andati e simpatia per quei due teneri giovanotti innamorati. Probabilmente, se fossero passati di lì anche solo un paio di minuti prima, lo sguardo sarebbe stato meno comprensivo.

Matilde sorrise tra sé e sé e si ributtò tra le braccia accoglienti di Lorenzo: l’unico posto dove lei voleva stare, in quel momento.

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Pubblicato da Kitty

Sono una scrittrice e vivo con un gatto di nome Salem. Adoro il buon vino, le scarpe coi tacchi e il cioccolato, ma soprattutto il sesso, che vivo con fantasia e ironia, senza inibizioni e senza pregiudizi. Bisogna coltivare le proprie fantasie e cercare di realizzarle… così da farne nascere di nuove!

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