Agenzia per cuori solitari

Dopo l’ultimo fallimentare appuntamento, Ilaria telefonò a Lorena, con un diavolo per capello. Lei la lasciò sfogare per qualche minuto, poi, appena riuscì a interrompere l’amica, le disse:
«Forse, tesoro, devi cambiare il tuo terreno di caccia. Basta social, basta Tinder, lì trovi solo storie da una botta e via».

Ilaria non poteva darle torto, i suoi ultimi appuntamenti erano stati uno peggio dell’altro.
Si rese conto che Lorena aveva ricominciato a parlare.

«Pensa che l’altro giorno ho visto la pubblicità di un’agenzia…»
«Che agenzia? Matrimoniale?» la interruppe Ilaria sghignazzando.
«Beh, non si chiamano più così, ma la sostanza è quella»

Ilaria non credeva alle sue orecchie: «Spero tu stia scherzando, Lorena. Sono messa così male da non riuscire a trovarmi un uomo da sola?»
«Non ho detto questo. Vero è che gli ultimi che hai raccattato non si sarebbero certo potuti candidare al concorso di “Uomo affidabile dell’anno”. Vedila così: se un uomo investe del denaro in una ricerca del genere, di sicuro non è a caccia di storie di letto e basta. Vuole una relazione seria e duratura. Poi tu puoi parlare chiaro con l’agenzia sulle caratteristiche del tuo uomo ideale. E non ultimo, qui sei sicura che non trovi uomini sposati».
«Sì, in effetti su questo punto hai ragione: stavo diventando una specialista in quello. Mi sembra triste, però, poco romantico. E non sarà certo a buon mercato». «Ti propongo un compromesso. Vai a sentire che tipo di servizio ti offrono e a che prezzo, senza impegno. Poi decidi con calma. Ti accompagno io, se vuoi.»

Ilaria prese in considerazione i pro e i contro di quella proposta, ma sentiva già la curiosità che stava salendo in lei.
«Certo che mi accompagni, mi sembra il minimo! Facciamo anche questo tentativo, forza. Meglio rimorsi che rimpianti, diceva sempre mia nonna, e credo avesse ragione».

Se c’era un aspetto di Ilaria che piaceva a Lorena, era il suo buttarsi a capofitto nelle nuove esperienze, con vivacità e curiosità, riuscendo a trovare qualcosa di positivo in ciascuna di esse, per quanto negative potessero essere.

Quindi si attivarono all’istante e in poco tempo ottennero un appuntamento in agenzia per il martedì successivo.

Ilaria era curiosissima e anche molto felice di avere Lorena accanto a lei.

Si preparò con cura, immaginava le avrebbero scattato una foto da mostrare ai suoi pretendenti, e non vedeva l’ora di vedere delle foto anche lei.
L’agenzia si trovava non lontano da casa sua, in uno stabile decoroso, in pieno stile anni ’80, con parecchi uffici, a giudicare dai nomi sul citofono.
Le accolse una ragazza molto cordiale e affabile, che mise le due a loro agio, anche se in generale non era difficile per loro, che facevano in fretta a entrare in confidenza con le persone e a guadagnarsi le simpatie altrui.
Vennero fatte accomodare in un ufficio che deluse molto Ilaria: si aspettava tutto l’arredamento sulle nuances del rosa, dalla moquette al divanetto, quel rosa che ti procura delle immediate carie, da tanto è confettoso.
Invece si trattava di uno studio molto professionale e serio, che poteva essere di un commercialista o di un avvocato, tutti sui toni del nero e del marrone. Alle due amiche sembrò di essere state catapultate indietro di qualche decennio: nemmeno un pc, né una stampante, niente di tecnologico, insomma.
Sulla scrivania c’era un raccoglitore di cartoncino rosso (rosso cupo, certo non rosso acceso, troppo vivace!) da cui spuntavano dei moduli da compilare: niente cervellone elettronico, quindi, che avrebbe inserito i dati ed elaborato un algoritmo corrispondente al suo principe azzurro… peccato!

Ilaria era sempre più delusa, ma aveva deciso che avrebbe mantenuto un atteggiamento positivo, quindi si preparò al colloquio senza pregiudizi o chiusure.
La procedura si rivelò una bella chiacchierata con Lucia, la psicologa dell’agenzia, che prendeva nota di ciò che diceva Ilaria e che aggiungeva Lorena, soprattutto sulle caratteristiche del suo uomo ideale.
Quelle fisiche si limitarono a una: alto!
Per Ilaria era un aspetto fondamentale; trovava irresistibile doversi alzare sulle punte per baciare il suo uomo e altrettanto irresistibile perdersi in un abbraccio con un uomo alto: le trasmetteva un profondo senso di sicurezza.
Le altre caratteristiche erano più articolate.
Ilaria cercava un uomo colto, vivace, spiritoso, che la stimolasse, le tenesse testa,  e, soprattutto, riuscisse a tenere il passo con lei e con il suo frenetico ritmo di vita. Lucia continuava a prendere appunti e ad annuire.
Ilaria sperò che quel gesto stesse a significare che ci fosse una pletora di iscritti al servizio che possedevano tutte quelle caratteristiche e che, soprattutto, smaniavano di avere un appuntamento con lei.
Lucia le disse che c’erano molti iscritti al servizio, più uomini che donne, a dire il vero, e che, se si fosse iscritta, loro avrebbero cominciato a cercare tra i vari candidati quelli che più si avvicinavano al tipo di uomo che stava cercando. Non avrebbe visto alcuna foto, non era una procedura della loro agenzia. Loro le avrebbero sottoposto dei contatti e, se lei fosse stata interessata, li avrebbero messi in contatto.
Arrivarono poi al nodo spinoso del costo del servizio, Ilaria davvero non sapeva cosa aspettarsi, ma la cifra che Lucia le prospettò per un anno di abbonamento non era poi così proibitiva.

Lei e Lorena si guardarono per un attimo, l’amica aveva dipinta sul volto un’espressione ottimista e fiduciosa, che diede a Ilaria l’ultima spintarella che le occorreva per buttarsi in questa nuova avventura.

Espletarono le formalità burocratiche e nel frattempo Ilaria pensava che avrebbe avuto un sacco di primi appuntamenti in cui sfoggiare le sue innumerevoli scarpe col tacco.

E ora dopo otto mesi da quel martedì pomeriggio, era giunto il momento di un bilancio di una serie di primi appuntamenti, che evidentemente non erano sfociati in un secondo appuntamento.

Ilaria stappò una bottiglia di prosecco ghiacciato e riempì due bicchieri, senza alcol lei e Lorena non sarebbero riuscite ad affrontare un’operazione del genere, e si accinsero a passare in rassegna, o meglio sotto le forche caudine, i casi disperati che le erano capitati.

«Ilaria, se penso che ti ci ho messo io in questa situazione…»
L’amica la guardò con affetto e ridacchiando le rispose: «Non ti preoccupare Lorena, in fondo mi sono divertita e poi devi guardare i lati positivi della questione. E nota che ho usato il plurale».
«In effetti l’ho notato. Sei davvero la persona più ottimista che io conosca. Solo tu potevi trovare non uno, ma più lati positivi in otto mesi di disastrosi appuntamenti! Ora però sono curiosa di sapere quali siano».

Ilaria bevve un po’ di vino e disse: «Ah no, i lati positivi a fine rassegna e, mi auguro, a fine bottiglia! Dobbiamo essere belle alticce per quelli».

«Bando agli indugi, allora! Voglio la carrellata completa di tutti i tuoi improponibili primi appuntamenti, in ordine cronologico, mi raccomando».

«Giusto, non vorrei te ne fossi perso qualcuno!»

Ilaria riempì di nuovo i bicchieri, assunse un atteggiamento teatrale, bevve un generoso sorso di vino, poi cominciò la rassegna.

«Signore e signori, iniziamo dal maleducato pentito. Appuntamento in piazza alle 19, un acquazzone pazzesco, io avevo deciso che, per farmi riconoscere, avrei avuto in mano un libro: mi sembrava molto romantico. Lui arriva, è carino, anche se non da togliere il fiato, e ci rifugiamo in un bar sotto i portici a bere un aperitivo. Chiacchierata piacevole, smette di piovere e gli propongo un giretto per il centro. Lui guarda l’orologio e mi dice: “Beh, io a dire il vero ho un appuntamento con gli amici alle 9. Se non ti fa niente ti porterei a casa”. Io incasso con classe, l’indomani chiamo l’agenzia e gliene dico di tutti i colori sulla maleducazione del soggetto».

Lorena intervenne: «Non è lui che ogni tanto ti scrive ancora per chiederti di uscire?»
«Certo, per quello l’ho soprannominato il maleducato… pentito».
«Sì, un maleducato fatto e finito. Però il mio preferito è l’Inquisitore…»
«Ah sì, poesia pura quella. Prima della fine della serata mi aveva detto che ero troppo vecchia per lui e che non sopportava le donne coi tacchi, le sue donne dovevano mettersi solo ballerine. Però mentre mi portava a casa mi ha proposto una sveltina in un parcheggio… e meno male che non ero il suo tipo!»
Lorena stava ridacchiando di gusto sulle disgrazie amorose dell’amica, ma lei le raccontava con tanta ironia che davvero era impossibile non sghignazzare!
«Poi aspetta… c’è stato il nanetto…»
Lorena la guardò con aria interrogativa: «Il nanetto non me lo ricordo proprio, forse ho rimosso».
«Ma sì, è arrivato all’appuntamento con un macchinone esagerato, poi quando è sceso dalla macchina mi è venuta voglia di controllare se avesse avuto sul sedile l’alza bimbo di sicurezza. Meno male che avevo detto all’agenzia che volevo un uomo alto, lui era più basso di me, anche senza tacchi».
«Certo, adesso mi ricordo! Ma non aveva pure i capelli tinti?» la interruppe Lorena.
«Sì, e io avevo le scarpe talmente alte che ho passato tutta la serata a controllare se avesse o meno qualche segno della ricrescita! Una delle uscite peggiori, decisamente. Lui gentile, per carità, ma io proprio non ce la potevo fare».

Era ora del terzo bicchiere, che spazzasse via i ricordi di quelle brutte serate.

Ilaria, in un momento di silenzio, scoppiò a ridere da sola.
«Dai, chi ti è venuto in mente? Racconta» colse al volo l’amica.
«L’uomo dei tic! Serata allucinante, lui aveva questi tic evidentissimi che non riusciva a evitare di ripetere continuamente. Si toccava il petto, poi il polso, poi alzava le spalle. Io mi stavo agitando tantissimo, mi sono fatta accompagnare a casa più in fretta possibile e, una volta a letto, ho preso in mano il cellulare e ho scoperto che, probabilmente, mi aveva pure bloccato. Come se avessi avuto una qualche intenzione di contattarlo di nuovo… mi sono dovuta prendere uno ansiolitico per dormire!»

«Ma con qualcuno sei riuscita ad arrivare al secondo appuntamento?»

Ilaria ci pensò un attimo e poi rispose: «Certo, con uno sono uscita due volte. La prima mi era sembrato carino e abbastanza interessante, anche se spesso parlava in dialetto e io gli dovevo chiedere di tradurre. La seconda sera non avevamo già più nulla da dirci, quindi abbiamo convenuto che forse era meglio chiudere lì. Lui è stato carino, però, non posso farlo a fettine, uffa».

«Anche perché, se non ricordo male, eri in centro con lui quando hai incontrato il tuo ex con un’altra, e si è dimostrato all’altezza».
«È vero, quasi me lo scordavo! Prima mi ha chiesto se avessi voluto andare a salutarlo, poi quando ha visto la mia faccia, mi ha detto: “Allora ti prendo a braccetto e li superiamo, così lo facciamo morire di gelosia!” e io quella sera avevo su un vestito che mi faceva un culo da favola… che soddisfazione!»

Rimasero un attimo in silenzio a finire il loro vino, ripensando alle chiacchiere della serata.
Lorena a un certo punto si riscosse: «Guarda che non mi sono dimenticata la tua promessa. Mi devi svelare i lati positivi della situazione in cui ti ho cacciato».
Ilaria prese in mano la bottiglia e vide che mancava proprio poco per finirla. Divise il rimanente vino nei due bicchieri, si schiarì la voce e disse:

«Giusto, ogni promessa è debito. Ora la mia saggezza ti stupirà. Punto primo: ho scroccato svariati aperitivi e cenette, sfoggiando le mie bellissime scarpe e comprandomene pure di nuove in qualche occasione. Punto secondo: stasera mi sono divertita un mondo a fare a fettine insieme a te i maschietti che mi sono capitati tra le grinfie e non sono sopravvissuti. Punto terzo: mancano ancora quattro mesi alla fine dell’abbonamento, chissà che non possa essere fortunata sul finale. Punto quarto, fondamentale: una volta tanto posso prendermela con qualcuno che non sia io stessa per la scelta del candidato».

E la serata si concluse con una sonora risata di tutte e due le amiche, che si abbracciarono forte, sempre più convinte che i fidanzati e i mariti arrivano e se ne vanno, ma le amiche, quelle vere, rimangono accanto a te per sempre.

Pubblicato da Kitty

Sono una scrittrice e vivo con un gatto di nome Salem. Adoro il buon vino, le scarpe coi tacchi e il cioccolato, ma soprattutto il sesso, che vivo con fantasia e ironia, senza inibizioni e senza pregiudizi. Bisogna coltivare le proprie fantasie e cercare di realizzarle… così da farne nascere di nuove!

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