In ostaggio, parte terza

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Sentiva sia i tacchi che gli anfibi che si muovevano intorno al tavolo.

Venne sollevata di peso, ancora una volta, e messa in piedi, dopo che le ebbero tolte le corde dalle caviglie. Dai polsi no, invece, e questo particolare non la rassicurava affatto. Le gambe non la reggevano, stava quasi per accasciarsi quando sentì la forte presa di lui che la sosteneva, facendole passare le braccia sotto le ascelle.

Le mani della donna, intanto, le divaricarono bruscamente le gambe, dopodiché sentì passare intorno alle caviglie delle strisce di un materiale morbido, forse cuoio.

Vittoria era spossata, non sapeva quanto poteva ancora resistere. Ma aveva forse scelta?

Registrò un rumore metallico all’altezza delle caviglie, punto in cui la donna stava trafficando, e pochi istanti dopo si rese conto che non poteva chiudere le gambe, erano immobilizzate, probabilmente da una barra metallica agganciata alle cavigliere.

Non prometteva nulla di buono, si disse la ragazza.

E nonostante questo, il piacere continuava a colare tra le sue cosce.

Le alzarono le braccia e lei si ritrovò nella posizione di prima, quando era stata spogliata. Ormai aveva smesso di chiedersi cosa le sarebbe accaduto, era troppo stanca e infreddolita.

Un brivido di freddo la percorse per tutto il corpo e la perfida donna se ne accorse.

«Hai freddo, puttanella, eh? Adesso ti scaldiamo noi, non temere».

Vittoria non sapeva cosa avrebbe dato per poter schiaffeggiare quella donna e farla smettere, una volta per tutto, di rivolgersi a lei con quegli appellativi. Dovette ammettere, però, che era il tono beffardo che la infastidiva, mentre sentirsi chiamare “puttanella”, “troietta” o “cagnetta” contribuivano non poco ad aumentare il suo desiderio.

Una fitta ai capezzoli la distolse dai suoi propositi di vendetta: le avevano strappato via le mollette anche da lì, sempre senza alcun riguardo.

Sentì di nuovo le mani grandi dell’uomo che la toccavano dappertutto, come se quel corpo fosse diventato di sua esclusiva proprietà e lui stesse controllando il suo nuovo giocattolo, che poteva usare a suo piacimento.

La donna si stupì dei pensieri che le si affollavano in testa in un momento come questo, e si chiese da dove mai saltassero fuori: che li avesse sempre custoditi nella parte più oscura di lei e che fossero emersi tutti in una volta, a causa di questa esperienza così estrema?

Poi tutto tacque.

Nessun rumore, nessun suono, né dentro né fuori dalla stanza.

Un silenzio di attesa.

Vittoria seppe, in quel momento, che tutto stava per finire, anche se non aveva idea di come.

Voleva che finisse, però?

E mentre era sospesa nel vuoto, sollevata appena da terra, sentì le braccia della donna, inguainate dal lattice, che la immobilizzavano da dietro.

Lui le si parò di fronte, sentiva i suoi respiri profondi davanti al suo viso.

E poi la riempì col suo membro, penetrandola con una spinta fortissima, che la fece sussultare dalla sorpresa. Era durissimo, turgido, lei credette di impazzire per il piacere.

La sbatteva senza pietà, sempre più in profondità, come se desiderasse farlo da tempo immemore e finalmente potesse vivere il suo desiderio.

Un senso di colpa enorme la investì: stava godendo senza ritegno con un uomo che non era il suo fidanzato, che se la immaginava a casa a farsi bella per il loro fine settimana romantico.

E mentre era combattuta tra il senso di colpa e il piacere che era ormai giunto al culmine, la donna le tolse il nastro adesivo dalla bocca e la benda dagli occhi.

Marco, il suo ragazzo, era lì, che stava raggiungendo l’orgasmo insieme a lei, dopo aver messo in atto la fantasia più oscura e recondita della donna che amava.

Lei si abbandonò al piacere tra le sue braccia e sulle sue labbra.

Troppe le domande, troppe le emozioni da gestire e troppo contrastanti.

Ora voleva solo godersi quelle braccia forti e protettive e quei baci appassionati.

A tutto il resto ci avrebbe pensato domani.

O forse mai più.

Pubblicato da Kitty

Sono una scrittrice e vivo con un gatto di nome Salem. Adoro il buon vino, le scarpe coi tacchi e il cioccolato, ma soprattutto il sesso, che vivo con fantasia e ironia, senza inibizioni e senza pregiudizi. Bisogna coltivare le proprie fantasie e cercare di realizzarle… così da farne nascere di nuove!

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