Gli Oli Essenziali

“Cerca nei profumi dei fiori e dei frutti la serenità dello spirito e la gioia dell’esistenza.” Wang Wei

I profumi sono un incantesimo potente…che ci accompagna per tutta la nostra esistenza, dal concepimento fino all’ultimo giorno di vita.

La nostra nascita è già connotata da un profumo derivante dall’ovulo umano che profuma di mughetto. L’olfatto, infatti, è il primo dei sensi che si sviluppa nel grembo materno. Dopo la ventiquattresima settimana di gravidanza, il senso dell’olfatto è già completamente formato.

A partire dalla nascita e per tutta la vita, tutte le esperienze intense sono immagazzinate nel nostro cervello collegate a una fragranza percepita durante quelle stesse esperienze. ln questo modo attraverso quell’odore, possiamo riportare alla memoria quegli eventi, siano essi positivi o negativi. Percepiamo l’odore corrispondente e ci ricordiamo immediatamente ciò che abbiamo vissuto allora e ci ricordiamo delle nostre sensazioni collegate a quell’esperienza.

“Essere sopraffatto dal profumo dei fiori è una sconfitta molto piacevole”.  Beverly Nichols

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Caipirinha

Natalia lavora in una tavola calda nella zona portuale.

Simon, amico e cliente affezionato del locale finalmente si decise ad invitare Natalia a vedersi anche dopo il lavoro. Quanto le piaceva quella ragazza, così solare, caliente e un po’ arrogante, teneva sempre tutti alla larga! Forse era anche per quello che Simon era indeciso se avanzare quella richiesta o meno. Preferiva continuare a vederla così piuttosto che perderla definitivamente, ma con tutta la grinta che lo distingueva tentò! Era l’ora di pranzo e come d’abitudine si recò al locale di Natalia, appena finito di mangiare chiamò Raul, fidato amico, che arrivato di corsa al locale consegnò a Natalia delle rose con un biglietto che diceva: “Se questa sera sei libera vorrei vederti, da soli. Con affetto Simon“.
Simon aveva già pagato e si era allontanato perdendosi con un po’ di rammarico l’espressione sul volto di Natalia.

Poco dopo il telefono di Simon squillò e con entusiasmo rispose a Natalia che lo ringraziava dell’invito e dei fiori. Stupita e felice di quell’invito, si accordarono per vedersi da lei alle 20.

Simon non sapeva che cosa lo aspettasse ma era sicuro sarebbe stato bene… Natalia abitava nelle vicinanze del quartiere Pelourinho, che rappresenta la storia di Salvador de Bhaia e del Brasile stesso, lì dove gli schiavi venivano fustigati al palo (da quel palo il nome Pelourinho) e lì da dove partì la rivolta che avviò la liberazione del Brasile dalla dominazione portoghese, a causa delle leggi proibizionistiche sulla produzione e il consumo di Casasça. È La base alcolica della caipirinha, un distillato della melassa, scarto della lavorazione della canna da zucchero, prodotto dai Capira; i contadini e schiavi impiegati nelle piantagioni. Per rendere omaggio a quel cambiamento oggi è una zona sfavillante di vita, locali che propongono musica dal vivo e caipirinha a fiumi, con deliziosa frutta fresca! I due si avviarono per le strade al ritmo di samba che quella sera echeggiava in ogni angolo. Natalia, con il suo sguardo ipnotico e le movenze dei suoi fianchi, faceva brillare gli occhi di Simon che si avvinghiò a lei per un sensuale ballo, lì tra la folla. I loro corpi aderivano perfettamente e quei passi di danza lo facevano eccitare… voleva baciarla ovunque ed era già pronto a strapparle i vestiti, quando si rese conto che erano ancora per strada e avevano attirato gli sguardi di molti passanti. Si guardarono, con un sorriso malizioso entrarono in un locale, ordinarono caipirinha una, due, quattro… e ballarono per ore, stuzzicandosi e flirtando appassionati.
Era tardi e dovevano rientrare, l’indomani gli impegni di Simon lo attendevano. Arrivati sotto casa di Natalia lei lo trascinò nell’ atrio della palazzina e Simon la attaccò al muro con un bacio lungo e appassionato infilando le mani ovunque su quel meraviglioso corpo tonico e sensuale avvolto solo da un vestitino a fiori che faceva risaltare il tutto. Le spostò un poco le mutandine infilando le dita dentro di lei e percepì quanto fosse bagnata ed eccitata. Natalia, slacciata la cintura e abbassata la lampo, liberò il vigoroso membro di Simon che per tutta la sera aveva sentito da lontano strusciare su di lei… lo voleva, si spostarono sdraiandosi nel vano sotto le scale e incollati da baci appassionati nascondevano, per quanto si potesse, ogni gemito, finalmente lui la penetrò con vigore, Natalia si girò a pecorina e Simon, trattenendola per i lunghi capelli mori la scopava con ardore. Natalia incurante di tutto si lasciò andare a gemiti di piacere che finirono in uno sbrodolante orgasmo sotto i colpi di Simon che subito dopo raggiunse il culmine del piacere.

Ridevano come ragazzini e sistematosi come meglio poteva Simon si alzò spostandosi da quell’angolo non troppo comodo. fece spazio anche a Natalia, che uscita restò qualche minuto tra le sue braccia. Si salutarono… con un “a presto”, anche la vicina del primo piano si affacciò alla finestra e salutò Simon, facendo scattare un’ilarità collettiva dei tre… buona notte

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#distantimauniti2

I giorni scorrono e io sono impaziente, mi chiedo come fare a resistere fino al tuo compleanno. Per fortuna ho scattato un paio di foto sexy e divertenti che uso per stuzzicarti e ingannare l’attesa. Tu non sai nulla di ciò che ti spetta e io sono super felice!

Ed eccolo lì, il gran giorno è arrivato…

È passata da poco la mezzanotte e ti scrivo emozionata, più che per gli auguri per le foto che non vedo l’ora di mandarti…. seleziono tre immagini, le mie preferite, quelle dove il tutto è rappresentato in modo armonioso e io non mi vergogno affatto di vedermi. Anzi quella mascherina e il frustino mi donano, senza poi parlare della tutina total body con buco e il pene finto della cintura strapon che spunta fuori, una figata pazzesca che mi fa sognare mille posizioni con te. Aggiungo: “Spero che il mio regalo sia gradito, ho fatto un piccolo percorso introspettivo per scattare e inviarti queste immagini, ma ora ne sono felice. Buon compleanno”. I tuoi commenti sono entusiasmanti e quietano ogni mio timore dandomi quelle certezze di cui avevo tanto bisogno. “Sei bellissima, non vedo l’ora di provare Tuttooooo, possiedimi, sono tuo”.

Ora avrei immensamente voglia di fare l’amore con te, ma ancora non si può, mancano molti giorni alla fine di questa situazione. Ci dobbiamo accontentare del nostro modo e di scriverci tutto ciò che riusciamo a far uscire…

Sono felice e bagnata nel sapere che ti eccito, ripaga ogni sforzo interiore ad aprirmi con te: “Vorrei essere lì con te, accarezzarti e baciarti avidamente, sciogliere ogni tensione tra le tue braccia che mi avvolgono e mi fanno sentire al sicuro. Immagino di leccarti le labbra piano, sono socchiuse, morbide e dolcemente la mia lingua le stuzzica, per poi far entrare solo la punta a sfiorare la tua… lascio colare un filo di saliva… Il tuo petto è pieno di segni dei miei denti che affondano dentro la tua pelle per farti sentire quanto mi piaci, i capezzoli quasi doloranti implorano pietà. Scendo a prendere in bocca il tuo pene gonfio e duro per succhiarlo tutto, arrivando fino sotto le palle, li all’ingresso del tuo bel culetto, bagnandolo bene, proverei a spingermi un po’ dentro di te, per farti impazzire di piacere. Sono girata con la mia fica bagnata e colante sulla tua bocca, mentre continuo a succhiartelo fino a sentire il tuo sapore, che invade la mia bocca. Sento la mia vagina pulsare di desiderio. Vorrei averti dentro, tanto e forte”.

Mi implori di accendere il nostro vibratore “Voglio farti godere, voglio tutto…” mentre ti muovi dentro di me decido di attivare la fotocamera del telefono e avvio un video perché non si può capire quanto io sia fradicia per tutto questo, così lo potrai vedere anche tu. Sono sul letto e devo mettere un asciugamano sotto di me per trattenere i fluidi che scorrono senza freni, pensando a te, lì sotto, con la bocca aperta per prenderti tutto, per riempirti e vederti godere. Ti invio il video e con enorme piacere, ti faccio impazzire… anche tu poi mi mandi un video con dedica, apprezzata più che mai. Ora non abbiamo altri modi, migliori di questo per dirci che ci desideriamo, nonostante il tempo e i chilometri nulla è cambiato da quando sei partito; anzi, in queste settimane ci siamo conosciuti molto più di quanto non faccia la maggior parte delle persone in coppia da una vita. Ci siamo dedicati la parte migliore di noi. Certo non tutto è perfetto, nemmeno noi con i nostri caratteri e le nostre stranezze, soprattutto i tuoi grandissimi No, i no che costantemente mi ricordi riguardo ai sentimenti che nascono da questo, i no con cui allontani tutto ciò che io aggiungerei al nostro rapporto. Anche se a volte ci provi a metterli da parte, i No, ma poi ti richiudi nella tua scatola. Mi dico che forse hai solo bisogno di tempo e con infinita pazienza provo a lasciartelo…


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Serate bollenti

La prospettiva di rimanere in città la settimana di ferragosto la riempiva di tristezza, mista all’ansia di dover trovare qualcosa da fare una volta finito di lavorare. Si era appena trasferita in quella nuova città e non conosceva ancora nessuno. In più era l’ultima arrivata sul posto di lavoro e le ferie se le sarebbe sognate, quest’estate…

Decise che avrebbe fatto scorte di alcolici, alla faccia della massima che non si beve mai da soli, e sfruttato l’abbonamento a Netflix. Per sentirsi meno in colpa tirò fuori dagli scatoloni ancora impilati in corridoio i suoi attrezzi da palestra e riattivò l’applicazione per fare ginnastica a casa. Al massimo della determinazione ginnica scaricò gli orari della piscina comunale: aveva tutte le intenzioni di sfruttare al massimo quella settimana di arresti domiciliari, senza cadere in depressione e senza ingrassare di dieci chili spalmata sul divano.

Lunedì, ore 18.

Appena entrata in casa buttò la borsa sul divano, tolse le scarpe e volò verso il frigo, dove la aspettava una bottiglia di prosecco frizzante, freddissimo. Aprì la bottiglia e un pacchetto di patatine, si versò un bel bicchiere di vino e uscì sul suo terrazzino, per iniziare la serata di relax.

Il balcone, che dava sul cortile interno del caseggiato, costituito da una decina di appartamenti, era abbastanza grande da poter ospitare un bel tavolo da quattro posti e una chaise-longue, su cui Rossella si stese subito. Diede una rapida occhiata al cortile: tutte le persiane erano chiuse, erano proprio tutti in vacanza. Non che cambiasse qualcosa per lei, che non aveva ancora avuto modo di conoscere nessuno del vicinato, e cominciava a nutrire forti dubbi sulla loro effettiva esistenza.

Stava sorseggiando il secondo bicchiere di vino quando, come per miracolo, si aprirono le persiane dell’appartamento proprio di fronte al suo. Si affacciò al balcone un uomo alto, bruno, con una camicia bianca e i pantaloni scuri, che si stava snodando la cravatta. Rossella si sentì un’intrusa, per aver colto l’uomo in quel gesto così intimo, personale, e si augurò che non la vedesse.

Lui rientrò subito in casa e lei si sentì più tranquilla. Subito dopo si rincuorò del fatto che non fosse l’unica a lavorare in quella città deserta. Chissà che lavoro faceva… cominciò a fantasticare finendo il suo bicchiere di vino. Passò il resto della serata in terrazza con il suo libro, sbirciando ogni tanto nella casa di fronte: le luci erano accese, ma nessuno mise più piede sul balcone, con somma delusione di Rossella, che sperava in un diversivo.

Martedì, ore 18.00.

L’afa quella sera era insopportabile, Rossella, appena rientrata a casa, si fece una lunga doccia, si avvolse nell’asciugamano, raccogliendo i lunghi capelli rossi in una coda, anche se ancora bagnati: l’idea di accendere il phon non era stata nemmeno contemplata, e decise di uscire in terrazza così, sicura che non ci sarebbe stato nessuno. E invece lui era lì, sul terrazzo di fronte, l’uomo misterioso della sera prima. Stavolta si accorse di lei, che rimase un attimo interdetta, senza sapere che fare: scappare dentro e ripresentarsi vestita sarebbe stato imbarazzante, meglio fingere una disinvoltura che non possedeva e stendersi sulla solita chaise-longue, almeno per un po’. Lui la guardò e a lei sembrò di cogliere un’espressione divertita, ma sicuramente si stava sbagliando.

Rossella prese in mano il suo libro e cercò di darsi un tono, leggendo… sempre la stessa riga! Sentiva lo sguardo dell’uomo fisso su di lei ma non aveva il coraggio di alzare gli occhi dal libro, forse anche per la paura di scoprire che, invece, lui era tornato in casa a farsi gli affari suoi. A un tratto prese coraggio, abbassò il libro e guardò in direzione del terrazzo di fronte. Lui era ancora lì, la stava davvero guardando e, appena si accorse di avere la sua attenzione, alzò il bicchiere di vino che aveva in mano, come per fare un brindisi con lei. Lei sorrise e batté educatamente in ritirata: il contatto con l’asciugamano umido le aveva fatto venire freddo, nonostante fosse agosto! O forse non erano solo brividi di freddo

Mercoledì, ore 18.30.

Rossella aveva un diavolo per capello mentre infilava la chiave nella toppa: era dovuta rimanere in ufficio più a lungo per risolvere una grana dell’ultimo minuto, quando aveva fantasticato tutto il giorno sull’uomo del mistero, o del terrazzo, non aveva ancora deciso come soprannominarlo.

Si era figurata scenari in stile “La finestra sul cortile”, meglio se senza gamba rotta o cadavere smembrato. Era più forte di lei, la sua immaginazione non si spegneva mai, continuava a tessere storie, sempre più improbabili e che, soprattutto, non si realizzavano mai. Nel suo cervello era tutto così semplice, in continuazione: i tasselli della narrazione si incastravano alla perfezione, da soli, senza alcun intervento, come se non potesse accadere altrimenti, e tutto andava per il verso giusto. Peccato che poi, a un certo punto, lei si dovesse scontrare con la cruda realtà, molto lontana dagli scenari immaginati dalla sua vivace testolina. Ogni volta, comunque, una vocina dentro di lei le ripeteva: «Magari stavolta è la volta buona!» Quindi, piena di aspettative, si tolse le scarpe, si mise un paio di calzoncini e una maglietta scollata, un look che dicesse “anche se sono in casa non rinuncio a essere sexy”, ripassò il rossetto rosso e, con in mano un bel bicchiere di vino pieno di ghiaccio, andò sul balcone.

Lui era là, come se l’aspettasse, anche lui con un bicchiere in mano, e appena la vide ripeté il gesto della sera precedente. Lei ricambiò, aggiungendo un bello sguardo malizioso. Aveva voglia di giocare, di provocare, incurante delle conseguenze. Il solo pensiero le fece mordicchiare il labbro e mentre lo faceva si accorse che lui aveva colto il suo gesto. Chissà che non avesse voglia di giocare anche lui? La risposta non tardò ad arrivare: lui la guardò, prese tra le dita un cubetto di ghiaccio e lo avvicinò alle labbra, succhiandolo in modo ammiccante. Rossella, stupendosi della sua spudoratezza, immerse le dita nel bicchiere di vino, estrasse anche lei un cubetto di ghiaccio, se lo passò sulle labbra e poi scese… prima sul collo, lentamente, continuando a fissarlo, poi sul decolleté, sempre più all’interno della scollatura.

I capezzoli diventarono turgidi, tanto da vedersi anche attraverso la maglietta. Lui senz’altro non li avrebbe notati dal suo balcone, ma di sicuro se li stava immaginando, a giudicare dalla sua espressione. Lei rimise il cubetto nel bicchiere, finì il suo vino e si alzò per rientrare in casa, pensando con soddisfazione alla delusione e alla sorpresa del suo affascinante dirimpettaio. Se voleva giocare con lei, avrebbe dovuto stare alle sue regole. Peccato che queste regole la costringessero a passare il resto della serata chiusa in casa e lontano dal balcone, ma aveva deciso di essere implacabile, e quindi, determinata, accese il condizionatore, Netflix e ringraziò il cielo di non aver lasciato la bottiglia di vino sul balcone.

Giovedì, ore 18.

La giornata lavorativa era volata, per Rossella, anche solo per la fatica di rimanere concentrata sul lavoro. Appena abbassava la guardia, il cervello la portava sul suo balcone, escogitando qualche giochetto da fare con lo sconosciuto, se anche quella sera si fosse presentato. Qualcosa le diceva che avrebbe fatto di tutto per non mancare a quello strano tipo di appuntamento. Scelse, alla fine, di non programmare nulla: avrebbe seguito il suo istinto, come la sera precedente, e avrebbe deciso sul momento se condurre lei il gioco o lasciar fare a lui. Era curiosa di vedere fino a dove avrebbero saputo e voluto spingersi. Pensò solo a come presentarsi sul balcone: intimo di pizzo nero e una camicia bianca da uomo sopra. Chi l’avrebbe mai detto, comunque, che avrebbe trovato un modo tanto stuzzicante di passare le serate?

Quando uscì sul balcone evitò di guardare verso il terrazzo di fronte, concentrandosi sul mantenere una camminata sexy nonostante le piastrelle scottassero per il gran caldo. Si stese con fare voluttuoso sulla chaise-longue, prese il libro e il bicchiere e finalmente alzò lo sguardo. Lui era lì che si godeva lo spettacolo, con la sua camicia bianca e i pantaloni scuri, scalzo. Rossella ripassò mentalmente tutto il percorso fino a quel punto, chiedendosi se avesse potuto dimostrare goffaggine in qualche momento, ma dal modo in cui lui la guardava capì che aveva attirato la sua attenzione, e nella maniera che interessava a lei. Il dirimpettaio misterioso appoggiò il bicchiere e, continuando a guardarla, si slacciò un paio di bottoni della camicia, poi si fermò, in attesa. Rossella colse al volo la proposta, appoggiò anche lei il bicchiere, si sporse al balcone e si slacciò due bottoni, lasciando che si intravedesse il balconcino di pizzo nero.

Lui le strizzò l’occhio, bevve un sorso di vino e si slacciò altri due bottoni, mettendo in mostra degli addominali di tutto rispetto, che fecero venire voglia a Rossella di spalmarci su generose cucchiaiate di Nutella. Cercò di darsi un contegno e di smettere di sbavare, poi rispose con altri due bottoni: ormai il balconcino era del tutto visibile. Si sporse ancora un po’, per offrirgli una visuale migliore, e lui le mandò un bacio. Lei ridacchiò, si sbottonò tutta la camicia e se la tolse, gettandola per terra. L’uomo la guardò con finta aria di rimprovero, non aveva rispettato le regole del gioco, ma poi si tolse la camicia anche lui. Lei si godette per un attimo le spalle larghe di quello splendido esemplare di genere maschile, poi si girò, attardandosi appena, tanto che lui potesse ammirare il suo fondoschiena con un ridottissimo perizoma, e si sdraiò di nuovo sulla chaise-longue, eccitatissima. Moriva dalla voglia di sentire quelle mani sulla sua pelle, e quelle labbra sulle sue.

Si passò quasi senza rendersi conto la mano sul seno, immaginando che fosse la sua. Lui continuava a guardarla, come a spronarla di continuare. Rossella, stuzzicata dalla sua espressione colma di desiderio, si infilò una mano nelle mutandine. L’uomo, fissandola con un sorriso beffardo, si sfregò le dita, pollice contro indice e medio, come se desiderasse che le dita in quelle mutandine fossero le sue. Rossella a un tratto si ricordò che le regole doveva stabilirle lei, quindi interruppe il gioco, seppur a malincuore, e rientrò in casa, non senza essersi prima chinata ben bene per raccogliere la camicia da terra.

Venerdì, ore 18.

Non le sembrava vero che fosse finita quella settimana, che aveva atteso con tanta ansia e che, invece, era stata davvero intrigante. Rossella era eccitata oltremisura per la serata, immaginava che sarebbero andati ben oltre i giochi di sguardi e i baci lanciati da un balcone all’altro. Si chiese se fosse il caso di chiedergli di salire da lei, o accettare un eventuale invito da parte sua. Nel dubbio, durante la pausa pranzo aveva fatto una scappata in centro per comprarsi un nuovo completino intimo. Era rosso borgogna, di pizzo, con il reggiseno a bustino e il perizoma, e si intonava perfettamente al suo incarnato, o almeno così le aveva assicurato la commessa del negozio. Si era addirittura fatta la doccia e cambiata in ufficio poco prima di uscire, per non perdere minuti preziosi una volta arrivata a casa. Aveva mille pensieri per la testa, quindi, quando aprì la porta di casa. Si fermò un attimo per riprendere a respirare con regolarità: non poteva scaraventarsi fuori dalla portafinestra come se non pensasse ad altro da tutto il giorno, anche se era esattamente così, ma doveva darsi un contegno.

Quindi si tolse le scarpe, si mise un filo di rossetto e aprì una nuova bottiglia di vino.

Con calma, poi, aprì le persiane per uscire sul balcone, col cuore che batteva all’impazzata.

Guardò subito in direzione del balcone dell’uomo del mistero e quel cuore, che fino a un istante prima ballava la macarena, sembrò fermarsi di colpo. Le persiane erano chiuse, non c’erano segni di vita, né un bicchiere, né un giornale abbandonato. Tutto era perfettamente in ordine, asettico. E lui non c’era. Poi lo vide. Un biglietto attaccato alla ringhiera, con un’enorme bocca rossa disegnata sopra. Che fosse per lei? Decise che fosse così, quindi fece di corsa il giro del caseggiato e attraversò il cortile, in missione. Le finestre di tutti i vicini continuavano a essere chiuse, non temeva quindi di venire sorpresa a ficcare il naso nei balconi degli altri. Meno male che erano a piano terra, almeno, si disse, sempre più delusa. Intanto la sua solita vocina interna continuava a ripeterle che lui sicuramente aveva avuto un contrattempo e quel bigliettino conteneva le scuse e magari un invito a cena.

Insomma, non era ancora arrivata alla ringhiera, che praticamente era già fidanzata ufficialmente.

Con mani tremanti staccò la busta, dove vide scritto: “Per la dirimpettaia più sexy che io abbia mai incontrato”. Rossella ridacchiò e lacerò la busta.

All’interno un foglietto ripiegato, scritto fittamente con una grafia ordinata e lineare, che la donna lesse tutto d’un fiato:

“È stato davvero intrigante giocare con te, sexy sconosciuta! Avrei voluto esplorare altri livelli, più profondi, del nostro gioco, ma a malincuore debbo abbandonare la partita. Mi trovavo qui ospite di un amico, perché avevo un impegno di lavoro in città e lui mi ha gentilmente offerto casa sua, ignorando le potenzialità del suo vicinato. Non so se tornerò, col tipo di lavoro che svolgo non posso fare progetti a lungo termine, ma mi piacerebbe molto rivederti. Ti lascio il mio numero di telefono, spero che non ti farai scrupoli a salvarlo nella tua rubrica e a utilizzarlo al meglio. Arrivederci, almeno spero”

Eh sì, era stata davvero una settimana intrigante, si disse Rossella col bigliettino in mano e la morte nel cuore.

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Torta panna e fragole

Quella settimana era stata davvero snervante, ma ormai il weekend era organizzato e si doveva partire. Giusy e Teresa avevano una cara amica da raggiungere per il compleanno: destinazione Catania! L’aereo atterrò in perfetto orario un sabato mattina soleggiato e caldo di fine maggio. Ad attenderle Stefano, il fratello di Concetta, la festeggiata, un ragazzo alto, moro e abbronzato dal lavoro in campagna nel vigneto di famiglia. Subito tra i tre si stabilì una piacevole intesa di sguardi e battute simpatiche, il viaggio in auto per raggiungere la tenuta fu un bel modo per conoscersi. Arrivati a destinazione, un casale di campagna nel quale era stato ricavato un B&B, le ragazze avevano già dimenticato le fatiche del lavoro della settimana appena trascorsa. Concetta aveva previsto un aperitivo di benvenuto a bordo piscina per le amiche, che passate velocemente dalla stanza assegnata, si erano messe comode con costume e ciabatte viste le temperature. Un ottimo bicchiere di vino bianco, qualche fettina di formaggio ed è subito festa. Le ragazze, amiche da anni per via dell’università, non impiegarono molto a terminare la prima bottiglia della giornata. Musica, sole, piscina, risate, vino; il pomeriggio passò in un lampo, ma Stefano le teneva d’occhio e ogni tanto spuntava a regalare sorrisi… Teresa e Giusy erano molto amiche e non avevano mai avuto gli stessi gusti in fatto di ragazzi, ma in questo caso si sentivano stranamente attratte entrambe dallo stesso uomo. Mentre erano in stanza a prepararsi per la cena si confrontarono e decisero che avrebbero lasciato fare al caso, cioè se Stefano ci avesse provato con una piuttosto che con l’altra poco importava, l’uomo avrebbe dovuto scegliere così non ci sarebbe stato alcun conflitto! Per cena altre due coppie si unirono alla festicciola e finalmente arrivò anche Luca, il ragazzo di Concetta. Tutti insieme sotto il portico fronte piscina si gustarono una semplice ma gustosa cena. Stefano prese posto tra Giusy e Teresa, coccolando un po’ l’una, un po’ l’altra. A un tratto Giusy prese il telefono, si alzò con la scusa di andare in bagno e inviò un sms a Teresa : “Ma che sta facendo secondo te? Io sono perplessa…” Teresa le rispose: “Amica mia, secondo me ci vuole entrambe… che dici si può fare? Ricordi quella sera in Spagna, quando Serena e Alex finirono ubriachi nel mio letto e…. ecco potremmo prendere spunto, se ti va…”

Giusy rimase un attimo a pensare, ma in fondo che aveva da perdere? Conosceva il corpo di Teresa e spesso si erano viste nude, avevano dormito nello stesso letto infinite volte, quindi con l’alcol che la inebriava e la giusta dose di piacere per la scoperta rispose “Sì, ci sto, ma lasciamo a lui il controllo”. Teresa guardò il messaggio e sorridendo continuò a sorseggiare il suo vino. La torta di compleanno era un tripudio di morbidissimo pan di spagna, panna e fragole. Il vino ormai aveva sortito i suoi effetti, alzarono il volume della musica e ballarono fino a tarda sera. Rimasero alla fine Concetta e Luca che visto l’orario si ritirarono nella loro parte di casa, mentre Stefano e le ragazze si attivarono per riordinare, tra mille sguardi e sorrisetti. Mentre portavano i resti di quella meravigliosa torta in cucina, Stefano con le mani ne prese due quadrati e ne infilò uno in bocca a Teresa e uno a Giusy. Entrambe trattennero le dita di Stefano in bocca e se le gustarono leccando via tutta la panna. Quel gesto diede il via alla seconda parte della serata. Presero quel poco che restava della torta e una bottiglia di vino, fiondandosi in camera delle ragazze. Giusy e Teresa, sbottonata la camicia di Stefano e raccolta un po’ di panna la spalmarono sul suo petto. Giusy si abbassò e slacciati i pantaloni prese in bocca quel turgido pene, mentre Teresa con agilità si tolse i vestiti restando con un misero tanga e optò per prendere dalla sacca il suo vibratore. Si avvicinò e leccata via la panna dal petto di Stefano scese con Giusy a succhiarglielo. Le loro bocche si sfioravano con in mezzo il membro di Stefano le loro lingue gli si arrotolavano attorno, trascinarono Stefano sul letto che vista la situazione non sapeva più chi scegliere; due donne attraenti sotto di lui… stava impazzendo! Teresa prese il suo vibratore e iniziò a giocarci mentre Stefano infilò le dita dentro Giusy trovandola calda e bagnata. Prese un po’ di torta e la spalmò sulla pancia e sulla figa di entrambe, appoggiò la lingua e leccando con cura tolse la torta prima da una poi dall’altra, erano tutti eccitati e vogliosi, Teresa stava già per venire, quella situazione la intrigava moltissimo. I corpi caldi che si toccano, le mani che sfiorano e accarezzano ovunque, i baci con le lingue di tutti che si intrecciano, la panna e le fragole della torta che addolciscono tutto…. si fermò per un attimo e cambiando posizione lasciò spazio perché Stefano potesse penetrare Giusy. Teresa si mise a gambe aperte con la testa di Giusy appoggiata alla sua coscia, mentre Stefano penetrava con vigore l’amica, aveva a disposizione anche la sua fighetta calda e bagnata da leccare e con il vibratore continuava a masturbarsi. Sotto i possenti movimenti di Stefano Giusy colava di piacere e rumorosamente raggiunse un intenso orgasmo, mentre Teresa si godeva ancora un po’ la lingua travolgente di Stefano che la faceva tremare. Tra i gemiti chiese a Stefano di venirle in bocca, richiesta che lui accolse con grande sorpresa e piacere! Raggiunto l’orgasmo si accasciarono tutti appiccicosi, sorridenti e stanchi. Prima di andare in doccia terminarono la torta e il vino. Buona notte…

Monache e Pescatori

1400. Venezia, Isola di Sant’Angelo della Polvere, convento Benedettino

Nella splendida laguna Veneta, a sud, l’isola di Sant’Angelo sembrava un quadretto idilliaco. Sull’isola sorgeva una struttura convenutale molto ben studiata, le due ali del convento sui lati più esposti ai venti, una bellissima scalinata, con un piccolo porticciolo e al centro un grande parco riparato e soleggiato… il paradiso terrestre delle monache. La vita scorreva felice e beata, le fanciulle, tutte provenienti da famiglie ricche e potenti di Venezia e zone limitrofe, a un tratto iniziarono però a soffrire di eccessiva solitudine e noia. Un giorno a settimana avevano in visita i pescatori che portavano loro pesce e provviste dalla terraferma, iniziarono così a instaurarsi rapporti di vera devozione. Giorgio, barcaiolo e uomo prestante pensò a organizzare incontri e feste su indicazione della Badessa. Lei selezionava le monache più disponibili anche in base alle richieste dei baldanzosi giovani che Giorgio conosceva sulla terraferma. Come primo appuntamento si presentarono i fratelli Andrea e Paolo che vennero accolti dalle giovani in un chiostro ben arredato, bevvero vino e mangiarono una frittura di pesce. I quattro si avviarono all’interno della stessa cella e si abbandonarono ai piaceri della carne, Andrea a sentore personale si lanciò con Filippa e Paolo con Lucia. Ne uscì una bella serata, di scambi e intrecci di corpi, piacere e seduzione, Filippa e Lucia erano due donne intraprendenti, nelle ore di lettura in biblioteca avevano dato sfogo a certi interessi, facendo richiesta alle famiglie di origine di avere libri e testi non solo sacri. In effetti ci avevano visto lungo e il tutto tornava utile.

Finita la serata Andrea e Paolo vennero trasferiti sulla terraferma.

Nei giorni seguenti, dopo le ore di studio, alcune sorelle si ritirarono in una zona isolata del parco e si scambiarono alcune dritte e informazioni per i futuri incontri, a Filippa e Lucia volevano unirsi anche Clara, Costanza, Donata, Valeria e Margherita, stanche e intristite da quella vita inutile e solitaria mai sentita veramente loro. Le donne si ritrovarono nella notte in una delle loro celle per fare pratica e confrontarsi su dei modus operandi poco conosciuti là tra le altre consorelle… Valeria e Margherita, abbastanza inclini all’omosessualità, provarono a darsi piacere, riuscendo bene nell’intento e trovando in quella situazione un momento di gioiosa intimità.

Al mattino presto passavano le barche dei loro amici pescatori, per salutarli le monache si mettevano alla finestra delle celle; alcune con il petto nudo altre con la gonna sollevata e il sedere in mostra. Gli uomini gradivano molto quel momento della giornata e per ricompensare le sorelle, al rientro, lasciavano ceste con pesce fresco e ostriche.

Con il benestare della Badessa, visto il ritorno in denaro e favori per tutto il monastero, le ragazze potevano agire in modo indisturbato e chiunque delle altre volesse unirsi era benvenuta.

Valeria e Margherita erano diventate oggetto del desiderio di un nobile ragazzo, tal Benedetto, che andava a prenderle e le portava a spasso per la laguna, fino ad arrivare in tranquilli lidi isolati e dare il meglio di sé… beata spensieratezza…Valeria e Margherita si lasciarono andare a tutto ciò che immaginavano nei loro sogni più nascosti, libere di essere ciò che dentro le quattro mura erano costrette a nascondere. Benedetto, uomo dalla fortuna inaspettata, si godeva a pieno quelle gite di piacere, avvolto dalle attenzioni delle due ragazze. Tornato sulla terraferma, Benedetto inviava sempre regali e cibo per il convento.

Nel frattempo la Badessa aveva deciso di organizzare una festa……

La faticosa vita di una slave

Ogni mattina una slave si alza e sa che dovrà affrontare una dura giornata, ricca di marpioni da falciare, pregiudizi contro cui combattere e, fatica più piacevole, desideri del padrone da esaudire.

I marpioni da falciare sono molti, soprattutto sui social, ma non devi necessariamente essere una slave per doverti districare tra questi polpi virtuali che ti assalgono ogni giorno, basta essere una donna e avere un profilo social di qualunque tipo.
Se poi malauguratamente il tuo padrone apprezza che tu metta nel tuo profilo kinky una foto sexy, la maggior parte dei polpi di cui sopra si sentono autorizzati a mandarti foto del loro “gioiello” senza nemmeno chiederti se apprezzi o meno, perché, da decerebrati quali sono, pensano che tu stia tutto il giorno ad aspettare solo quello… e proprio il loro, per giunta. Il massimo, poi, arriva quando, per cercare di frenare le avances, tu fai presente che appartieni a un padrone, e loro capiscono che tu stai parlando di un protettore. In quel caso, come capirete, il tasto “blocca” si schiaccia da solo!
Quando poi sei una novellina nel campo, nonostante la tua veneranda età, insorge un ulteriore problema, se ti capita che il tuo interlocutore, una volta tanto, non sia un polpo ma una persona con cui chiacchierare di argomenti di cui è complicato parlare con le amiche… sei nel mezzo di una conversazione interessante e lui comincia a citare nomi in inglese di attrezzi o pratiche che tu non hai mai sentito nominare, anche se magari le hai pure provate! E siccome la sindrome da prima della classe non ti ha mai abbandonato, ti tocca chattare con la pagina di Google aperta, per cercare il significato di una parola su due, senza dimenticare di cancellare poi la cronologia delle tue ricerche, che non si sa mai!

Per quanto riguarda i pregiudizi, quello più radicato è che, siccome sei una slave, allora la tua caratteristica è quella di obbedire a chicchessia, come un cagnolino ammaestrato. Tu cerchi di spiegare che l’obbedienza di una slave si deve conquistare, come la sua fiducia, ma alla fine capisci che i mulini a vento sarebbero più utili da combattere, quindi li lasci nella loro crassa ignoranza e passi oltre… non meritano il tuo tempo e le tue parole.

I desideri del padrone da esaudire sono la parte più interessante delle fatiche di una slave. Ti può venire richiesta la foto del buongiorno, tutti i giorni. Quindi tu ogni mattina devi arrancare in bagno, cercando di recuperare un minimo di lucidità, quel tanto che basta per saltare sul tacco 15 (che foto del buongiorno sarebbe, senza un tacco 15?) senza azzopparti o procurati dei danni permanenti a qualche articolazione, ricordarti di metterti il collare, posizionare il cellulare, assumere la posizione preferita dal tuo master e scattare. Di posizioni ce ne sono diverse, ma fortunatamente tutte prevedono lo sguardo basso: almeno non sei obbligata a truccarti!
E poi il tuo master potrebbe pretendere che tu abbia sempre lo smalto su mani e piedi, del colore che piace a lui, e ben curato, quindi la manicure sera sì e sera no è un must. Ma i suoi messaggi di apprezzamento ripagano in pieno le fatiche che fai, e sei felice di aver ottenuto la sua approvazione.

Può però capitare che il rapporto con il tuo master si interrompa, per mille motivi, come capita in ogni tipo di relazione.
E allora ti assalgono mille dubbi… Una slave è tale anche se non ha più il suo master? È la slave che sceglie il master, o il contrario? Come si fa a scegliere un nuovo master? Perché una cosa è certa: come slave hai bisogno di appartenere a qualcuno, hai buttato il collare del tuo master in un angolo dell’armadio, lontano dagli occhi e dal cuore, ma la stretta del collare sulla gola ti manca da morire e sai che quello non lo vuoi più indossare. Paradossalmente, sei più libera di respirare, eppure senti che senza collare l’aria ti manca, anche se hai fatto tanta resistenza a metterlo, all’inizio.
Quindi, l’unica cosa che resta da fare, se sei una slave intraprendente e che non ama stare con le mani in mano ad attendere che le cose accadano, è organizzare dei casting per il nuovo master: ormai sai quello che vuoi, sai quanto vali e sai che non ti vuoi accontentare…
La notizia si è sparsa in giro, devi solo decidere come valutare i candidati.
I primi da scartare sono i master part-time, categoria molto nutrita e agguerrita.
Di solito sono sposati, ma non è mai una cosa seria, e sono tutti lì lì per separarsi (che strana coincidenza, eh?) oppure hanno un matrimonio di facciata e, a sentire loro, sono entrambi (marito e moglie) liberi di farsi i cavoli loro. Quindi sono pronti a rivoltarti come un calzino, sbatterti come un tappeto e aprirti in due come una cozza… poi però durante il weekend non ricevono nemmeno i messaggi e stranamente spariscono…
E tu sai che, moralismi a parte, di un master così ti stuferesti presto, perché troppi sono i limiti, le rotture di scatole, e tu non sei tipo da accontentarti delle briciole di un uomo.
Poi ci sono i master improvvisati, altra categoria ben nutrita, e altrettanto pericolosa. Avere una frusta non ti rende automaticamente un master, ci vuole ben altro. Certo, se il tuo scopo è giocare a fare il master con una donna che gioca a fare la slave, una bella attrezzatura può bastare. Ma se il tuo obiettivo è più viscerale e sai che il tuo essere slave è un aspetto profondo del tuo essere, che vuoi esplorare fino in fondo, di un master del genere che te ne fai? A parte invitarlo alla festa di Halloween con tutta la sua attrezzatura, non ci puoi fare molto di più.

E poi magari spunta qualcuno, che ti fa le domande giuste, che vuole capire come sei, cosa senti, e comincia a leggerti dentro… magari la distanza è tanta, ma ti dice che si inventerà qualcosa, perché ha delle sensazioni magnifiche su di te, su di voi… e tu senti che ci vuoi stare, ci vuoi provare, a piccoli passi, senza affrettarti troppo, senza bruciare le tappe, anche se devi sforzarti di stare calma e affidarti ai suoi ritmi e non ai tuoi, che sono sempre troppo veloci!

Insomma, la vita di una slave sarà pure faticosa, ma è davvero molto molto divertente…

Negroni

Aveva un invito per un aperitivo, per la sera successiva. Non vedeva l’ora di farsi bella, scegliere le scarpe adatte al vestito, uscire, notare lo sguardo compiaciuto del suo uomo, che la teneva a braccetto e pareva volesse esibirla, come a dire: «Visto quanto è bella, quanto è sexy? Beh, è bella e sexy, ma solo io posso averla!»

Adorava quella sensazione, come lui si rendesse conto degli sguardi degli altri uomini e ne fosse compiaciuto, perché sapeva che lei era sua… almeno quella sera.

Rachele riconobbe i segnali… aveva voglia di trasgressione, di fare qualcosa di proibito agli occhi dei più, che avrebbe scandalizzato qualcuno ed eccitato da morire qualcun altro, oltre a lei.

Quando quella voglia la prendeva, e questo capitava molto spesso, a dire il vero, niente e nessuno avrebbe potuto fermarla.

Girava per casa come una trottola, decidendo cosa mettere e, soprattutto, come placare la sua voglia piccante. A un tratto si fermò davanti alla scatola rossa, dove teneva i suoi sex-toys, e le venne un’idea. Certo, lei e Andrea avevano raggiunto un buon livello di confidenza, e Rachele non era certo il tipo di donna che si vergognava ad ammettere che fare sesso le piacesse e che, soprattutto, la fantasia e la trasgressione migliorassero l’intesa di una coppia.

Quindi si decise. Sembrava una bambina che aveva trovato le scorte segrete di caramelle nascoste dalla mamma in qualche angolo: si mordicchiava il labbro e i suoi occhi tradivano le sue intenzioni birichine. Prese il cellulare, aprì la sua scatola rossa, scattò una foto e la mandò ad Andrea, con questa didascalia: “Io domani sera indosserò questo giochino, se vuoi scaricare l’app e giocare insieme a me…” Nella foto spiccava un sensuale oggetto rosa shocking che non lasciava dubbi su dove andasse inserito, né sul perché di quell’inserimento…

Dopo qualche minuto arrivò il messaggio di Andrea: “Questa sì che è una bella sorpresa… Tesoro mio, non finisci mai di stupirmi!”

Rachele ridacchiò tra sé e sé, soddisfatta della sua idea e della reazione di Andrea. Era sicura che, operativo com’era, avesse già scaricato l’app per azionare a distanza il vibratore.

Ora bisognava solo aspettare la sera successiva… Rachele ringraziò il fatto che l’aspettasse una giornata impegnativa al lavoro, che sarebbe così trascorsa in fretta e le avrebbe lasciato poco tempo per lasciarsi andare a fantasie su quanto la aspettasse.

L’abbigliamento per l’uscita era deciso: tubino blu, molto semplice, con un grande oblò sulla schiena, e i suoi sandali rossi lucidi, con quindici centimetri di tacco e un alto cinturino sulla caviglia. La disturbava un po’ il fatto che il rosso non si intonasse con il colore del vibratore, ma decise che non era molto importante, visto che, da dove doveva stare nessuno avrebbe notato la sua nuance in contrasto. Di sicuro era intonato il colore delle sue unghie, rosso fuoco, e del suo rossetto, sempre rosso e al sapore di cioccolato.

Quando Andrea le scrisse che era sotto casa sua lei estrasse il vibratore dal suo sacchetto e con un brivido di eccitazione lo inserì. Era così tanto che desiderava provare quell’esperienza, sperava proprio di aver trovato in Andrea un buon compagno di giochi.

Andrea la aspettava appoggiato alla macchina, era bellissimo: alto e atletico, indossava una camicia blu di lino con scollo alla coreana e dei jeans più chiari. Si tolse gli occhiali da sole e Rachele si sentì addosso uno sguardo eccitato e divertito insieme. Si prospettava una serata stuzzicante.

Si chinò a salutarla con un leggero bacio sulla guancia, vicinissimo alle labbra, poi le aprì lo sportello della macchina e, quando furono entrati, lui si girò verso di lei, le mise una mano sulla coscia, facendo alzare leggermente il vestito, poi prese in mano il cellulare e le disse con noncuranza, guardando il display e non lei:

«Sai, credo che stasera prenderò un Negroni. Ha pochi semplici ingredienti: 1/3 di Campari» e mentre pronunciava queste parole, Rachele sentì una scossa al basso ventre: Andrea aveva azionato per un attimo il vibratore « 1/3 di gin» altra scossa. Rachele appoggiò la schiena al sedile, eccitatissima «1/3 di vermouth» e arrivò la terza «una fetta d’arancia» quarta scossa, Rachele credeva di impazzire, non sapeva assolutamente come si preparasse il Negroni ma sperava ci volesse qualche altro ingrediente «e per finire tre cubetti di ghiaccio» ultima scossa. Rachele alzò gli occhi verso di lui, che ora la stava guardando e che notò la sua delusione «dai, mettiamone altri tre!» e fece partire per l’ultima volta il vibratore, con un movimento molto più intenso di prima.

Lo fermò appena prima che lei potesse raggiungere l’orgasmo, mise in tasca il cellulare, accese la macchina e, con fare professionale disse: «Mi sembra proprio che funzioni»

Rachele non riuscì a ribattere, era senza fiato per l’eccitazione, la sorpresa e la delusione del mancato orgasmo. Ma era nelle regole del gioco: lei gli aveva affidato il controllo del suo piacere e per quella sera sarebbe stata nelle sue mani. La cosa non le dispiaceva affatto, anzi. Dalle prove generali di qualche istante prima, oltretutto, le pareva che se la cavasse egregiamente il ragazzo. Quell’aria di noncuranza poi, quasi di indifferenza verso di lei, la faceva impazzire, innescava il suo bisogno di implorare attenzioni e il suo piacere quando sembrava non riceverne.

Le aspettative per la serata si alzavano sempre più.

Andrea aveva prenotato un tavolo per due sulla terrazza panoramica di un hotel in pieno centro storico: da lì si vedevano i tetti della città, c’era una luce dorata che rendeva tutto magico.

Si accomodarono al loro posto, ordinarono due Negroni e Andrea sistemò il cellulare accanto a lui.

Rachele disse sogghignando: «Non riuscirò più a bere un Negroni senza eccitarmi, credo»

Partì una scossa che la fece sobbalzare, non se l’aspettava proprio.

«Tu dici?» le chiese lui con nonchalance, ancora una volta.

Rachele controllò il tavolo vicino, per capire se si fossero accorti di qualcosa. Era occupato da due signore di una certa età che sorseggiavano vino bianco e si guardavano intorno, ma sembrava che non avessero notato nulla.

Andrea la stava guardando, aveva capito cosa stesse controllando e si sporse verso di lei per sussurrarle qualcosa all’orecchio. Lei fece altrettanto, si alzò leggermente dalla sua sedia e, quando furono molto vicini, partì un’intensa vibrazione e lui le disse: «L’idea che tu sia qui con me, bellissima e sexy da morire, e che io ti faccia godere in pubblico davanti a tutti mi fa impazzire di desiderio. Avrei voglia di metterti sul tavolo e scoparti per tutta la sera!»

Rachele rabbrividì e cercò di contenere gli squittii che avrebbe voluto emettere per quanto stava godendo. Avrebbe voluto avvinghiarsi a lui e lasciarsi andare del tutto. Era una situazione intrigante da morire, era così felice di essere riuscita a coinvolgere Andrea nella sua fantasia e pareva proprio che lui ci si trovasse a suo agio.

La vibrazione cessò, i due cercarono di darsi un contegno, soprattutto perché arrivò il cameriere con i loro cocktail. Rachele si nascose dietro al bicchiere e bevve il primo sorso del suo Negroni. Era ghiacciato e aspro, molto forte. Doveva mangiare qualcosa, la situazione era davvero pericolosa: lei brilla, con un uomo fantastico di fronte e un vibratore dentro di lei, che poteva partire da un momento all’altro? Sì, era proprio il caso di fare un po’ di strato, come diceva sempre la sua amica Anna.

Lei e Andrea cominciarono a chiacchierare del più e del meno, la conversazione era molto piacevole, avevano parecchi interessi in comune, e l’alcol scioglieva ancora di più la lingua.

Rachele quasi si era scordata del suo giochino, quando, mentre stava mangiando un’oliva, lui lo azionò, fortissimo. Lei fece un salto sulla sedia e per poco l’oliva non le andò di traverso. Cominciò a tossire e dovette bere un bel sorso di Negroni per calmare la tosse. Una volta che si fu ripresa, guardò con aria di disapprovazione il suo compagno di fronte a lei, che si stava divertendo da morire;

«Ma sei impazzito? Devi farmi godere da morire, non farmi morire e basta!»

Forse il suo tono era troppo alto, ma se ne accorse troppo tardi: aveva attirato l’attenzione delle due anziane vicine di tavolo.

Le si rivolsero con aria preoccupata, la stessa espressione con cui accorreva sua nonna quando lei, imbranata e impacciatissima, si era fatta male come al solito.

«Signorina va tutto bene? Vuole un po’ d’acqua? Vedo che non l’avete ordinata, ma noi l’abbiamo se vi occorre».

Andrea intervenne a rassicurare le quasi nonne adottive di Rachele: «Tranquille signore, è tutto a posto, anzi grazie per la vostra premura. La signorina qui è tanto bella quanto sbadata, e combina spesso dei guai» disse con tono paternalistico.

Rachele aumentò la dose di disapprovazione nel suo sguardo, finché Andrea si alzò, le prese il viso tra le mani e la baciò teneramente, sussurrandole poi all’orecchio: «Scusa tesoro, ma è stato più forte di me. Adoro la tua espressione quando sei imbarazzata. Sei stupenda».

Come poteva rimanere arrabbiata con lui, se le diceva certe cose? Sicura di averlo guardato con gli occhi a cuoricini, ripresero la loro conversazione. Rachele stavolta stava all’erta, prima di mangiare o bere qualsiasi cosa controllava che lui non armeggiasse col cellulare: già si immaginava il vibratore che si azionava nel momento sbagliato e Andrea che veniva innaffiato da mezzo bicchiere di Negroni, sputato da lei senza pietà. Di sicuro gli sarebbe stato bene, ma lei avrebbe perso qualche punto in charme e femminilità, assomigliando di più a panzuti avventori di un sordido pub irlandese.

Lui aveva intuito i suoi piani malvagi e la sua espressione era sempre più divertita.

Avevano quasi terminato il secondo cocktail, era scesa la sera e ora i tetti non si vedevano più, solo le luci delle case e delle strade. La terrazza cominciava a svuotarsi, i due si guardarono e si capirono, senza bisogno di parlarsi.

Il giochino di Rachele cominciò a emettere una vibrazione leggera, continua.

Lei si rilassò, si appoggiò allo schienale della sedia e chiuse gli occhi, decisa a godersi il momento e incurante di chi le stesse intorno. Aprì un attimo gli occhi e incontrò lo sguardo di Andrea, pieno di desiderio di lei, di desiderio di procurarle piacere. Si morse le labbra per non emettere suoni, strinse forte i bordi del tavolo con le mani e si preparò, fradicia per l’eccitazione, a lasciarsi andare al suo primo orgasmo in pubblico.

La vibrazione aumentò ancora, Rachele chiuse di nuovo gli occhi. E Andrea alzò di nuovo il livello di intensità. Stava per essere trasportata verso il culmine del piacere quando qualcosa la distrasse dal suo stato di trance. Le due anziane signore stavano avendo un animato scambio di battute.

«Controlla se è il tuo, non lo senti?»

«Ma se ti ho detto che l’ho dimenticato in macchina, come può essere il mio? Piuttosto, sei sicura che non sia il tuo, che non lo spegni mai?»

«Cosa credi, che sia stupida del tutto? Ho controllato, e l’ho pure spento per sicurezza!»

«Ma allora cosa sarà mai questo rumore fastidioso? Aspetta che controllo meglio» e dicendo così l’anziana donna si chinò a prendere la borsa, tirando una gomitata a Rachele che per lo spavento si riscosse e, soprattutto, si rese conto, insieme ad Andrea, che il rumore fastidioso la stava procurando la forte vibrazione sulla sedia in legno di Rachele, che aveva funzionato come un’ottima cassa di risonanza e aveva messo in allarme le loro vicine.

I due scoppiarono a ridere, Andrea spense in fretta il vibratore di Rachele e poi la guardò di sottecchi, cercando di fare finta di nulla.

Le due donne, una volta terminato il fastidioso rumore, si tranquillizzarono.

«Mamma mia, ho pensato che potesse essere il pace-maker di qualcuno che aveva smesso di funzionare, che paura… »

Andrea si alzò dal tavolo, salutò le vecchiette pettegole e, mentre uscivano, mise un braccio intorno alla vita di Rachele e le disse: «Sei una donna decisamente fuori dagli schemi, con te nulla va mai come dovrebbe andare. Ora ti porto a casa mia e ti faccio arrivare a tutti gli orgasmi che riuscirai ad avere stanotte. Sei fantastica» E poi, con un bacio appassionato, le levò il suo diritto di replica. Che poi, cosa avrebbe mai avuto da replicare?

#distantimauniti

Passano i giorni. Guardo e riguardo quella foto che mi hai inviato. Immagino, penso, rifletto e non ci trovo nulla di sbagliato anzi, mi eccita da impazzire l’idea di essere così in sintonia da completarci in un aspetto molto profondo di noi. Amo la voglia che fai nascere in me con queste richieste…. l’intrigo che si accende per assecondare dei desideri, per conoscerci, per scoprirci. Ci fidiamo l’uno dell’altro e ci raccontiamo tutto… come un fiume in piena. Nonostante il tempo che trascorriamo lontani, non mi è mai passato per la testa nemmeno di guardare qualcun’altro. Non c’è obbligo, non c’è fatica, ci sei tu e la voglia di rivedersi per viverci, qualsiasi cosa sarà.

Decido di andare al sexy-shop per vedere cosa si può acquistare per divertirci ed eccitarci, tra poco sarà il tuo compleanno e voglio mandarti delle foto speciali. Sai molte cose di me, e con quell’immagine hai colto il mio lato dominante e quasi maschile. Con te non c’è forza, ma dolcezza, perché in questo gesto apparentemente di dominazione trovo invece ci sia solo la volontà di darti piacere, soddisfarti e soprattutto renderti felice. Per quanto dal canto mio già solo l’idea di farlo mi fa gocciolare un rivolo di piacere tra le gambe.

Entrata in negozio mi accoglie Heidi, una ragazza americana davvero simpatica e professionale, che trasforma quel momento un po’ particolare per me, in un tripudio di sorrisi e spiegazioni fondamentali. Mi sento a mio agio e parlando liberamente me ne torno a casa entusiasta con i miei, i nostri acquisti.

Finalmente, agitata e tremolante riesco ad avere tempo per indossare le cose acquistate e capire come mi sento per poi decidere se scattare le foto. non mi sono mai vista così prima e non so come sarà. Nella mia immaginazione era una cosa che volevo provare da tempo, ma non avevo mai avuto nessuno con cui condividere tutto questo. Osservo la cintura strapon, sento lo stomaco che si chiude in un modo strano, sale l’adrenalina e mi piace quello che vedo. Appena infilata la tutina total body in pizzo nero, sopra alla cintura, tutto prende una forma ancora più completa e mi eccita da impazzire, sono bagnatissima solo all’idea di possederti in quel modo. Heidi mi ha suggerito di acquistare anche una mascherina in pizzo e il nostro adorato frustino, con un lato di piume per solleticare e uno più rigido per darti un bel colpo sulle chiappe mentre sei lì agonizzante di piacere, sotto di me…

Grazie al telecomando Bluetooth è tutto più semplice, in poco tempo mi diletto con gli scatti, sempre più vogliosa ed eccitata all’idea di cosa succederà quando vedrai quelle immagini, ma soprattutto quando tornerai!

Già le nostre stupide confidenze… che con tanta spensieratezza di raccontarci un segreto, forse hanno aperto una porta un po’ troppo impegnativa… Avere un’affinità particolare che permette di essere se stessi senza giudizi e poter scoprire ogni lato di se abbandonandosi con fiducia l’uno all’altro senza riserve. Quel legame profondo che unisce più di ogni inutile promessa, noi e le nostre stranezze che ci hanno conquistato più di ogni barlume di normalità.

LoveSecret

2.0

Come d’abitudine, anche quella sera, Sophie si fermò al 2.0, dopo la sua lezione di danza, per mettere qualcosa nello stomaco e aspettare il suo ragazzo…quel ragazzo che un giorno l’amava alla follia e il giorno dopo amava tutte le altre. Sophie sapeva tutto ciò ma voleva far finta di non saperlo pur di non perderlo.

Il 2.0 era il bar che frequentavano entrambi ancora prima di conoscersi, era un locale di paese che voleva somigliare a quei posti glamour che si vedono nei film anche se di somiglianze ne aveva davvero poche, ma ci si divertiva davvero un sacco e questo era quello che contava.

 Jack, il proprietario, gestiva il 2.0 da solo, alcune volte era aiutato dalla fidanzata che andava e veniva dai suoi mille impegni.  Era un bel ragazzo, alto, con i muscoli al posto giusto, simpatico non sbruffone, una parola e un sorriso sempre per tutti. Un amico, per Sophie era un amico.

Quel fine settimana era in programma una festa nella grande sala del primo piano del bar, buon cibo, musica e tanta bella gente. Jack aveva studiato la sistemazione dei tavoli per tutto il giorno.

Quando arrivò Sophie le preparò il suo panino preferito, glielo portò al tavolo e tornò dietro al bancone a servire altri clienti appena entrati.

Assorta nei suoi pensieri, Sophie finì il panino senza quasi accorgersene e si mise a guardare il cellulare in attesa di un messaggio del suo amato che non voleva proprio arrivare.

Jack le chiese se aveva voglia di darle un parere sulla disposizione dei tavoli perché voleva che fosse tutto perfetto.  “Perché no”, pensò Sophie, “tanto non ho nulla da fare!”

Salì e si guardò attorno, tutto era ben disposto, i tavoli, i divanetti, l’impianto stereo e il bancone dei cocktail, ogni cosa nel punto giusto. Gli disse che aveva fatto tutto a regola d’arte e si incamminò verso le scale.

Ma qualcosa glielo impediva… il suo braccio era trattenuto da Jack che prontamente la tirò contro il suo petto e affondò la sua lingua nelle labbra di Sophie che non capiva, era frastornata, confusa ma anche stranamente eccitata. Senza capire perché, dopo un attimo di esitazione, rispose a quel bacio aprendo la bocca per accoglierlo. Colse al volo l’invito e intrecciò la sua lingua a quella di Jack. Lui la strinse a sé con decisione. Sophie si eccitò a tal punto che senti l’umore scorrerle tra le cosce.

“Quanto mi piace il tuo corpo” affermò Jack stringendo i pugni lungo i fianchi e ansimando in preda al desiderio. Le mise le mani sotto la t-shirt fino a raggiungere i seni gonfi che cominciò a strizzare e massaggiare. Le avvicinò la faccia al collo aspirando a fondo come se stesse inalando il suo odore. Sophie chiuse gli occhi, gemette e gettò indietro la testa offrendosi. Jack si dedicò al suo seno per lunghi minuti, succhiando, tirando, accarezzandolo e mordicchiando la punta dei capezzoli finché non divennero due fragole rosse mature, pronte per essere mangiate.

Sophie inarcò il bacino verso di lui in cerca di qualcosa, qualunque cosa in grado di darle sollievo da quella dolce e lenta tortura. La parte più solida di Jack sfregava nel punto in cui ora lei lo voleva di più, in preda alla lussuria, si stava bagnando ed era eccitata in maniera quasi indecente.

Improvvisamente lui si fermò, la guardò e con voce dolce e sexy le chiese se andasse tutto bene, se stesse bene. Bastò questa semplice domanda a farla andare in estasi. Annuì. Jack si slacciò i jeans e li fece scivolare lungo le gambe muscolose, quindi lo liberò, il suo grosso membro era bagnato sulla punta. Sophie si avvicinò per leccare la goccia, gemendo a quel sapore e cominciò a succhiarlo per tutta la lunghezza. Stava per esplodere. Delicatamente la adagiò su uno dei divanetti, le alzò la gonna e spostò il tanga, “Ti voglio di più” le disse. I loro corpi cominciarono a sbattere l’uno contro l’altro, fradici di piacere, il movimento del suo membro che entrava ed usciva stimolava tutto il tessuto ipersensibile di Sophie mandandola fuori di testa. Era il paradiso e l’inferno assieme. Ogni spinta era così deliziosa da farli sospirare. Lui diede un’altra spinta violenta quanto delicata, lei trattenne il fiato, sentendo le pulsazioni dell’orgasmo che stava per esplodere. Contrassero ogni muscolo, ogni terminazione nervosa esplose e le onde del piacere li travolsero.

Erano su un altro pianeta…ma il suono dei messaggi del cellulare di Sophie li riportò alla realtà, era il suo ragazzo…stava per arrivare.

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